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La Lega la finisca di pescare nel torbido

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27 Luglio 2005

Egregio direttore,
potrei tirare ad indovinare per capire chi ha scritto la lettera che mi chiama in causa direttamente, però tralasciamo. Anch’io non sempre mi firmo, anche se sarebbe meglio farlo almeno negli interventi polemici.
Qualcuno mi ha già detto che il mio ultimo scritto era troppo forte: ho spiegato a questa persona che non sono pentito perché, si dica quel che si vuole, ma anche i moderati devono saper alzare la voce se il tono degli interlocutori diventa stridente.
E’ ancora di ieri la notizia riguardante le affermazioni del ministro Calderoli, il quale ci ha indottrinato dicendo che “l’Islam non è una civiltà” ed io continuo a chiedermi, nonostante le critiche che mi vengono mosse, se un’affermazione del genere è degna di questo Paese o in generale di un qualunque paese civile. E’ dovuto intervenire Fini, uomo indubitabilmente di destra, che non ha mai fatto il chierichetto, che non è mai stato amico personale di Arafat e che da giovane andava in giro con il braccio destro alzato, per spiegare che la Lega su queste posizioni è isolata. Ed io, che oramai voto a sinistra, non posso che apprezzare molto, moltissimo, al contrario di quanto avvenuto nei giorni scorsi, quando ho dovuto attaccare, sia pur beninteso a titolo personale, il segretario provinciale di AN ed il vicesindaco di Gallarate, i quali avevano giustificato in maniera più o meno indiretta le insostenibili posizioni espresse dalla Lega nord. E sono costretto a ripetermi: dire genericamente che non si vogliono i musulmani è una posizione gravissima, che ricorda le posizioni del giovane Hitler di Mein Kampf, agli albori delle leggi razziali per intenderci. Ed è particolarmente grave proprio perché questi messaggi, tutti tesi a pescare voti nel torbido, attecchiscono e prendono corpo nelle nostre conversazioni quotidiane, proprio come nella Germania degli anni Trenta, quando Hitler riuscì, con questi metodi, nell’ intento di ottenere quel consenso popolare che tutti sappiamo come venne poi utilizzato.
Il rinvigorimento dell’identità culturale del Nord Italia, compresa la promozione delle pesche di Monate e della salamella di Pontida, per citare solo le cose meno significative, è cosa molto pregevole ed è nell’interesse del Paese. Non ci sono problemi a riconoscere alla Lega questo merito: anche chi governerà in futuro dovrà prendersi carico dello sviluppo del nostro territorio.
Se il signore che ha scritto, dicendo che ora ha paura di essere ucciso o deportato da me – che a casa faccio tutto quello che dice mia moglie, la maestra Carmela – rivendica maggiori diritti di me medesimo su questo territorio, datosi che io ci sono solo nato, mentre lui ha anche i genitori ed i nonni che sono nati a Varese, mi può ancora star bene.
Dire che gli stranieri in Italia devono rispettare le regole è persino ovvio: io ad esempio non sono dell’idea di riempire le carceri con stranieri recidivi che invece sì, in questo caso, potrebbero essere accompagnati alla frontiera.
Pescare nel torbido invece, come fatto ieri da Calderoli e più in generale in questi giorni da esponenti più o meno di alto livello della Lega, non è assolutamente accettabile.
Se credete possiamo continuare la polemica all’infinito, ma una politica che cerca voti istigando all’odio razziale non è degna di un paese civile come l’Italia. E mentre lo dico, mi firmo.
Se la Lega smette di sostenere tutti i giorni queste stupidaggini, le quali sono tra l’altro inconciliabili con lo spirito romantico che caratterizza molti dei sostenitori del carroccio, smetto anch’io, altrimenti continuerò, anche da solo, fino a che non mi si seccherà la lingua, a dire che questi argomenti sono oltre che pericolosi, semplicemente assurdi.

P.S.
1) Io scrivo perché credo che favorire il dibattito sia importante. Certo mi piace scrivere, ma mi piace anche leggere, documentarmi e confrontarmi con gli altri.
2) Non ho mai avuto la pretesa, a differenza di altri, di essere portatore della verità assoluta.
3) Non sarò candidato, visto che mi pare di capire la cosa sia temuta, alle prossime elezioni. Neppure nel mio piccolo comune.

Antonio di Biase

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