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La natura irreprimibile

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17 Dicembre 2006

Egregio direttore,
vorrei osservare a Roberto Macchi, di cui leggo con attenzione gli interventi, che il suo augurio natalizio è destinato a non sortire alcun effetto, poiché chiedere che il ceto politico e di governo leghista, che ne è il destinatario, cambi il suo stile (razzista e fascisteggiante), il suo linguaggio (becero e incolto) e il suo comportamento (opportunista e provocatorio) è altrettanto vano quanto desiderare che il cane non sia avido, il serpente non sia velenoso e l’avvoltoio non si nutra di carogne.

Ci troviamo davanti, una volta fatte le debite eccezioni, a veri e propri saprofiti politico-sociali, per riprendere un’efficace espressione che Filippo Turati ebbe ad usare per definire taluni ceti famelici, aggressivi ed egoisti del suo tempo. Non ho alcun dubbio che, quando il proletariato avrà recuperato autonomia, forza e capacità di intervento, ricostruendo sul piano ideologico, politico e organizzativo quel partito comunista che oggi esiste solo virtualmente, dovrà applicare verso la piccola borghesia, che è un prodotto dei rapporti economici e sociali fondati sulla proprietà privata borghese, una strategia che preveda: a) l’alleanza con le frazioni democratiche e antifasciste, b) la neutralizzazione delle frazioni conservatrici, c) l’emarginazione dei settori più reazionari.

Per intanto, occorre tenere ben presente che “quel ventre è ancora fecondo” (cioè il fascismo, ovviamente in forme nuove e con altri simboli ma con la stessa natura autoritaria, antiegualitaria e antiproletaria dei suoi archetipi novecenteschi) e che la democrazia borghese (anche nella sua forma più avanzata, quale è prevista dalla Costituzione italiana) non è mai una conquista definitiva ma è sempre legata, soprattutto in un paese come l’Italia che non ha avuto né solide tradizioni liberali né un’etica civile radicata nei comportamenti individuali e collettivi, ai rapporti di forza tra le classi sul terreno della produzione e del potere politico, nonché, come insegna Gramsci e come dimostra la genesi storica della stessa Costituzione, al grado di egemonia politica e ideale che il movimento operaio riesce ad esercitare concretamente nella società e nell’opinione pubblica.

Eros Barone

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