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La prossima via la intitoliamo a Ramelli

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20 Maggio 2005

Caro direttore,

mi permetto di rispondere al consigliere Zappoli.
La sua domanda “A chi intitolerà la prossima piazza la circoscrizione 1?” spero abbia, infatti, la risposta che noi di AZIONE GIOVANI ci aspettiamo.
Presenteremo a breve, infatti, una richiesta ufficiale al comune di Varese per l’intitolazione di una piazza (o, meglio ancora, di un giardino) a SERGIO RAMELLI, un ragazzo sconosciuto ai più, ma che sicuramente è vivo nella memoria del consigliere Zappoli e di tutti coloro i quali hanno cercato nascondere una storia terribile: una storia di odio gratuito, una storia senza un perchè.

Sergio Ramelli è un ragazzo di Milano: la Milano del 1975, delle industrie, della scalata socialista al potere, delle grandi manifestazioni di massa, ma anche la Milano degli scontri con la polizia, del sangue di Piazza Fontana, della caccia al fascista. In questo contesto nasce politicamente Sergio Ramelli e, come molti camerati di tutta Italia, subisce quotidianamente le angherie dell’antifascismo militante.
In questi anni è di “moda” la rivoluzione comunista: giovani borghesi ribelli, ma anche veri proletari, sognano le utopie maoiste e marxiste – leniniste; e lo fanno nel modo più duro: gli slogan intonati nelle piazze sono a senso unico (“camerata basco nero, il tuo posto è al cimitero” “Le sedi fasciste si chiudono col fuoco, con dentro i fascisti se no è troppo poco” “Fascisti carogne tornate nelle fogne”), l’elenco dei feriti, delle sedi politiche/sindacali/giovanili distrutte, delle abitazioni/tipografie/redazioni giornalistiche bruciate, degli agguati, dei processi ai giovani anticomunisti è interminabile; si arriva, quindi, ai sequestri di persona, per giungere, infine, già prima del fatidico 13 marzo, al materiale “uccidere un fascista non è reato”.
Sergio, ritiratosi un mese prima dell’agguato dall’ I.T. “Molinari”, a causa dell’emarginazione ricevuta per le sue idee e per le continue minacce (era stato addirittura pubblicamente processato nel corso di un’assemblea per avere condannato, in un tema, le BR…), si iscrive ad un istituto privato, ma continua coraggiosamente la sua militanza nel F.d.G.; purtroppo anche i “compagni” continuano a tenerlo d’occhio!
Infatti il 13.03.75 Sergio, sotto la sua abitazione in Via Amedeo, viene aggredito a colpi di spranga e chiave inglese da un gruppo di estremisti di sinistra. La sua difesa è vana, cade a terra sotto gli incessanti colpi dei suoi aggressori, che continuano a picchiarlo alla testa nonostante giaccia sul marciapiede privo di sensi. Portato in ospedale, dopo 47 giorni di agonia, morirà a 18 anni il 29 aprile.
Per anni gli assassini di Sergio restarono impuniti; non ci furono arresti, la polizia non si muoveva, non aveva prove, taceva: il Paese era alla mercé di bande rosse a cui tutto era concesso; lo Stato aveva paura e fingeva di non vedere. I responsabili dell’infame aggressione verranno catturati solo dopo 10 anni. Gli assassini erano 11 militanti di “Avanguardia Operaia” appartenenti al servizio d’ordine della facoltà di Medicina (sapevano benissimo, dunque, la pericolosità di colpi inflitti alla testa). Il 02.03.’89 la II Corte d’Assise d’Appello dichiara gli imputati colpevoli di omicidio volontario, riconoscendo, però, loro l’attenuante del concorso cosiddetto “anomalo” (??) in omicidio e riducendo le pene (la maggiore è così di 11 anni e 4 mesi). Del gruppo killer solo Costa e Ferrari Bravo tornarono in carcere, per poi essere affidati l’uno all’affidamento sociale e l’altro alla semilibertà. Gli altri evitarono la galera con condoni e regimi limitativi o sostitutivi.
Per la cronaca, Ferrari Bravo è oggi giornalista del quotidiano di Rifondazione Comunista “Liberazione”.
Sergio Ramelli per noi di AZIONE GIOVANI non è solo un camerata, non è solo un martire, non è solo un ragazzo di 18 anni, non è solo un eroe o un coraggioso. Sergio è un simbolo anche per il 2000, ma non un semplice simbolo alla “Ghe Guevara”: è un esempio, un modello da seguire, è la spinta morale alla lotta in difesa delle proprie idee, è l’amore per il proprio popolo, è l’incoraggiamento nelle difficoltà. Lui, diverso dalla massa dei suoi coetanei, originale nella sua scelta, ostinato a continuare a sperare nella vittoria di qualcosa di più grande di lui, di qualcosa di spirituale, trascendente, ma anche di qualcosa di ripudiato, osteggiato, pericoloso.
Anche Sergio avrà avuto paura, avrà avuto ripensamenti, ma ha continuato, nonostante tutto e tutti. Oggi, come nel ’75, Sergio vive, vive in noi come esempio e forza. Il nemico di allora aveva la falce ed il martello, quello di oggi si chiama mondializzazione; cambiano le armi, i rischi, ma il Sistema è sempre lo stesso: livellatore, massificatore e pronto a reprimere chi pensa diversamente
Ecco perché Sergio è luce anche per il 2000: la sua diversità, il suo non conformismo, i suoi sogni, le sue paure ci riguardano al punto da ricordare, urlare il nome, cantare, lottare con e per un ragazzo che non abbiamo mai conosciuto, ma che sentiamo come uno di noi, come un caro amico, un fratello, perché lui era come noi. Voce singola controvento, nonostante non gli mancasse nulla: poteva starsene calmo, tranquillo, fregarsene, preferì il rischio, la speranza nel domani, la salvezza della nostra civiltà e dei suoi valori. Noi, oggi, come lui e per lui, per noi, per il nostro popolo, mossi da un credo che abbiamo nel cuore e dal suo ricordo. Lui rappresenta lo slancio giovanile, l’emozione, l’altruismo, l’anticonformismo, la purezza, la capacità di pensare con la propria testa. Noi, a distanza di 30 anni, vogliamo essere come lui, vogliamo raggiungere, rendere reali nel suo nome i suoi sogni.
Il giovane del 2005 può ancora farlo, può credere, può essere superiore e diverso alla massa.
Azione Giovani chiederà alla città di Varese un atto dovuto che possa consegnare alla collettività in maniera trasparente e storicamente onesta una delle pagine buie della politica di quegli anni, un atto che riconosca Sergio come figlio dell‘Italia, un figlio a cui non ha saputo garantire un futuro, un figlio che ha perso ammazzato solo perché era di Destra.
Ci batteremo in memoria del giovane Sergio Ramelli e in nome di una pacificazione nazionale che accomuna in un’unica pietà tutte le vittime innocenti della nostra storia, come monito alle generazioni future, affinché simili fatti non debbano più accadere.
Confidiamo nell’intelligenza del consigliere Zappoli, affinchè tutti siano uniti in nome della pacificazione nazionale. Da Destra noi di AZIONE GIOVANI tendiamo una mano alle Sinistre per consegnare alla Storia una delle pagine più buie del nostro Paese.
Attendiamo, ora, una risposta.
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La presa di posizione di azioni giovani ha certamente le sue ragioni, ma non è con le intitolazioni delle piazze che si può scrivere con maggiore serenità un pezzo di storia. Non è solo una questione di scelte sulla bontà di uno o dell’altro caduto, ma anche sulla quantità. Ramelli, come ogni ragazzo morto per difendere delle idee, (anche se su questo occorrerebbe aprire dibattiti sereni…)può diventare un mito. Come lui però ce ne sono molti e così le nostre strade diverrebbero un calvario. Apriamo un dibattito allora su Fausto e Iaio, su Giorgiana Masi, su…
il direttore

Stefano Clerici, Presidente Prov. AZIONE GIOVANI Varese

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