» Invia una lettera

La ricchezza del nostro paese sta emigrando altrove

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle
Loading...

19 Gennaio 2005

Egregio direttore,

Se l’elettorato un giorno dovesse accorgersi che viviamo sommersi da problemi reali la cui soluzione possa compromettere il nostro equilibrio, certamente ci ritroveremmo a dover risolvere situazioni assai più
complicate che decidere se Prodi o Formigoni debbano
presentarsi in una lista o nell’altra oppure
accertarci che i calzini di Storace o la cravatta di
Maroni siano compatibili con il colore dello stemma
della coalizione.
Riprendo il problema dei mercati orientali che, assorbendo sempre più gran parte della produzione industriale, stanno indebolendo le economie occidentali senza che questo fenomeno sia politicamente controllato.
Alle mie preoccupazioni denunciate precedentemente, si aggiunge la certezza che coloro che hanno il potere di decidere, discutere e proporre sono completamente offuscati da una forma di eclissi della ragione e della misura, che impedisce loro di comprendere che la grande crisi delle piccole e medie aziende (e quindi dell’intera economia
nazionale) trae le sue origini dal fatto che la
ricchezza prodotta nel nostro paese sta inesorabilmente migrando altrove: delle cento E-Mail inviate ai nostri politici, nessuno ha risposto.

Tra le risposte lette sui giornali che hanno riportato
la mia lettera “Balle cinesi” è significativamente
positivo l’articolo del Sig. Tioli (CNA), che oltre a
mantenere vivo il problema, offre anche sensate
proposte per migliorare la situazione. Il presidente
di Confartigianato, Giorgio Merletti, afferma invece
che “nello sfogo dell’imprenditore ci sono delle
forzature e delle esagerazioni, date da una persona
che sta vivendo probabilmente un momento drammatico”:
la drammaticità della situazione non sta nella vita
del sottoscritto che poco o nulla importa (e tra
l’altro ha avuto la fortuna di fare le giuste scelte
al momento giusto), bensì nel constatare ogni giorno
una regolare perdita di lavoro da parte di tutte
quelle piccole imprese che operano in settori la cui
produzione può risentire della sleale concorrenza dei
mercati asiatici, senza intravedere alcuna possibilità
di inversione di tendenza. Con riferimento poi a
quanto dichiarato da Bergamaschi su Varese News, non
condivido la linea prospettata ed invito tutti gli
artigiani a prendere atto di quanto da lui affermato.
Noi non potremo mai competere con aziende che lavorano
in condizioni assai diverse dalla nostra sia in
termini di salari di previdenza sociale, di
prevenzione antinfortunistica e di rispetto delle
regole di eco-equilibrio della natura. La qualità dei
prodotti certamente migliorerà in quei paesi e allora
ci troveremo ancor più impreparati, grazie anche “alla
spregiudicata filosofia” della nostra grande industria
che delocalizza svendendo conoscenza e capacità di
organizzazione, a fronte di grandi guadagni momentanei
e sicuramente di breve durata. Si aggiunga a tutto ciò
l’impossibilità a far rispettare le regole
internazionali dei brevetti.

Pur non condividendola completamente, mi astengo
dall’assumere una posizione a favore o contraria ai
dazi doganali, ma ritengo che quantomeno i promotori
di questa soluzione sono stati gli unici a sollevarne
il problema: può darsi che i dazi non siano la
soluzione, certo è che i problemi delle liste di
Prodi, Formigoni, Storace o Maroni sono paragonabili
alla piccola carie in un malato di cancro.
Sollecitato da alcune riflessioni giuntemi per posta
elettronica, ritengo che “sulla totale violazione dei
diritti dei lavoratori cinesi che si basa il boom
asiatico, ci si ricorda solo quando gli accordi sono
firmati e le nostre imprese si sono assicurate il
business”, pertanto rinnovo la mia convinzione che è
indispensabile un movimento di opinione trasversale al
fine di illuminare le menti dei nostri politici, in
modo da imporre alla Cina ed agli altri paesi asiatici
il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle regole
di convivenza globale. Solo in questa ipotesi la
concorrenza asiatica potrà ritenersi leale e quindi
offrirci un’opportunità di miglioramento.

Concludendo, non lasciamoci confondere, cerchiamo di
entrare nel merito dei problemi in modo concreto e
pensiamo alle possibili soluzioni: ne va del nostro
futuro. Personalmente credo che l’unica soluzione sia
rappresentata da quella suggerita dal Sig. Tioli
(CNA), cioè in un’azione della politica a livello
Europeo, in modo da imporre un maggior rispetto delle
regole universalmente accettate dall’occidente
relativamente ai diritti della classe operaia, oltre
ad una scrupolosa disciplina dei brevetti
internazionali e di un costante monitoraggio connesso
agli equilibri eco ambientali: se però anche tra le
piccole e medie imprese le “non soluzioni” proposte
dai soliti astratti ideologi daranno credito al
silenzio della gran parte dei piccoli imprenditori,
allora sarà veramente finita.

Ing. MASSIMO CREMONA

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Vuoi leggere VareseNews senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.