La riforma federale, ovvero l’arcidiavolo… macchè!
2 Dicembre 2005
Egregio signor Di Biase,
sono rimasto non piacevolmente colpito dalla sua lettera. Credo che ci siano dei punti da discutere e vedrò di essere sintetico:
1) La riforma costituzionale non è un qualcosa di così diabolico. E’ stata fatta da una maggioranza, come quasi tutte le leggi, e quindi è stata scritta a più mani. E’ sufficentemente moderata da poterla rendere un degno punto di passaggio verso, mi scusi l’espressione, un modello “più” federale, o addirittura verso il sospirato federalismo fiscale;
2)Le riforme costituzionali non passano a colpi di maggioranza, e penso che lei lo sappia bene… guardacaso bisogna servirsi (per “integrare la sovranità”) del referendum popolare che è una grande garanzia per evitare quello che lei erroneamente pronostica, ovvero “ritocchi” frequenti e arbitrari alla Costituzione da parte dei governi che seguiranno all’attuale;
3)Lei ha paura che il referendum metta in evidenza una spaccatura tra nord e sud; se la volontà popolare tracciasse un solco presso il Po, di cosa mai dovremmo avere paura? La sovranità appartiene al popolo, e se il popolo dovesse mai esprimersi in tal senso nulla potrebbero fare le burocrazie, i governi e i politicanti ( a meno che non si voglia rispolverare i cannoni di Bava Beccaris…). Al governo non resterebbe che mettere “in legge” ciò che è già “di fatto”, senza perseguire idee che non hanno più riscontro nella realtà. Della verità non bisogna mai avere paura, a meno che non si sia dei disonesti;
4)Lei scrive: <
Che io sappia, l’Italia è uno Stato dove vi sono parecchi e parecchie opinioni discordanti, e ancor più interessi discordanti! Tutto ciò è dovuto sicuramente al nostro passato (pensi al risorgimento o alla guerra civile di sessant’anni fa);
5)Il tempo per discutere ed attuare una nuova riforma federale non c’è, il bisogno c’è ORA (lei propone addirittura di coinvolgere le forze politiche di entrambi gli schieramenti! è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago…).
Dobbiamo cogliere l’attimo, e renderci conto che questa è una grande occasione per rendere più moderno e funzionale il Paese, ma soprattutto per fare in modo che quest’ultimo aderisca meglio alle esigenze locali (e culturali) delle sue diverse entità.
Il mio augurio è che se ne parli, perchè solo parlandone si capirà meglio cos’è, come funzionerà, perchè votarla.
La ringrazio



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