La sottile malizia di Del Frate
20 Febbraio 2005
Egregio Direttore,
come recentemente Le ho manifestato di persona, ritengo “Varesenews” un’importante risorsa informativa e di dibattito per la nostra Comunità. E’ forse per tale ragione – a salvaguardia, cioè, di una corretta informazione locale – che, leggendo, oggi, fra i post-it di Del Frate quello intitolato “Armiamoci e partite”, ho sentito l’esigenza di intervenire per formulare in merito alcune riflessioni a cui La prego di dare la visibilità che riterrà opportuna.
Nel suo Post-it “Armiamoci e partite” il giornalista Del Frate ha stigmatizzato il comportamento di Forza Italia che, prima, a suo dire, avrebbe inneggiato “all’idea di patria, alla necessità di correre in armi in Irak per esportare la democrazia…” e che oggi manifesta a favore della legge con cui è stata abolita la leva obbligatoria per i giovani (ai quali Berlusconi avrebbe risparmiato “un anno di corvè cucina, turni in polveriera e marce lontano dalla mamma”). E’ evidente la sottile malizia che sagacemente Del Frate vorrebbe far passare: visto, questi signori come sono incoerenti o, peggio, ipocriti? In verità, però, com’è evidente per chi conosce i fatti, non vi è alcuna incoerenza di fondo in questo modo di ragionare.
Il servizio militare obbligatorio è, ormai, un istituto residuale di un’epoca in cui – anche in Europa – le guerre (tradizionalmente intese) erano molto più frequenti che non oggigiorno. Fino alla metà del Novecento ogni Stato doveva essere sempre pronto a difendersi e, visto che le tecnologie militari non erano quelle odierne e che le battaglie si combattevano uomo contro uomo – quasi corpo a corpo – la guerra si vinceva richiamando alle armi un alto numero di cittadini: padri di famiglia, figli ed uomini in genere, che lasciavano il lavoro e partivano per il fronte. Era, quindi, giusto garantire un minimo di preparazione militare – attraverso la leva obbligatoria – a chi, in qualunque momento, poteva essere chiamato a lasciare tutto per imbracciare il fucile.
Ora è ben evidente che, dal 1945 in poi, non si sono più verificate ipotesi di chiamate alle armi come avveniva in passato – nessuno ha lasciato il proprio lavoro per correre al fronte – e non pare plausibile che si verifichi una tale ipotesi: vi pare verosimile che ad un privato cittadino, che svolge il proprio lavoro, che ha creato una propria famiglia, che si è costruito con fatica una vita più o meno normale, improvvisamente venga chiesto di lasciare tutto e di andare in guerra dove gli saranno affidati i prodotti di una tecnologia militare che – sia che abbia fatto “la naja” da vent’anni, sia pure che l’abbia fatta da pochi anni – non può essere capace di manovrare? La guerra, un po’ come tutto al giorno d’oggi, ha bisogno di professionalità continuamente aggiornate e Del Frate lo sa bene. La guerra è cambiata e chiedere ancora di espletare il servizio militare obbligatorio era un non sense, un’espropriazione forzata per i giovani di un anno della loro vita, espropriazione, peraltro, non utile e per di più, economicamente molto onerosa per la collettività. Così grazie alla c.d. “Legge Martino”, il Governo Berlusconi ha eliminato quella che, oramai, era divenuta soltanto un’odiosa tassa in natura sulla gioventù ed un odioso fardello per le casse dello Stato. Oggi quello che serve è un esercito professionale che saprà certamente difendersi e difendere “i confini della patria” meglio del semplice cittadino con il fucile in mano, senza che, per questo, noi, ci si senta meno italiani. Se, comunque, sarà mai necessario difendere la patria, saremo pronti a farlo senza bisogno che nessuno ce lo dica e, caro Del Frate, attenderemo anche Lei, e non già perché glielo impone l’art.. 52 della Costituzione Italiana.



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