La storia non si cambia abbattendo le statue
13 Settembre 2005
Se il gesto di coloro che hanno imbrattato il monumento marmoreo a suo tempo eretto dai varesini alla memoria del 2° Re d’Italia è stato più un gesto di squallore che santifica la stupidità dei suoi, naturalmente ignoti, autori che come i topi tendono ad uscire solo con la copertura delle tenebre, gravi sono le considerazioni di chi come il responsabile dì Azione Giovani di Varese commenta il gesto. Volendo tralasciare il fatto che il sig. Clerici milita nella componente giovanile del partito che se non sbaglio – è parte della maggioranza che attualmente amministra Varese (e che ricollocò il busto in sito pochi anni addietro), è grave che ancora oggi
si voglia fare politica ricorrendo alla guerra al pezzo di marmo.
La storia non si cambia abbattendo le statue vezzo purtroppo diffuso anche nel nostro Paese a prescindere da chi o cosa queste rappresentino.
Un personaggio, comunque storico, nel bene e nel male, appartiene alla nostra Storia ed il Re Umberto I È parte della Storia Nazionale
Imputare ad un Re costituzionale, quale ad ogni effetto era Umberto I, colpe che comunque furono del Governo dell’epoca, è quanto di più decontestualizzante si possa fare. Se ciò poi viene – come nel caso – da un giovane che ha un incarico di responsabilità in una Organizzazione, per di più di Partito, giovanile, la cosa assume connotati realmente preoccupanti, visto che spetterebbe ai giovani, evitare gli errori del passato.
Potrà sembrare un problema minore, ma moralmente non lo è. continuare con il livore anti monarchico – fermo restando il nostro massimo rispetto per le idee di ognuno- il futuro si presenta grigio, in quanto vedono, evidentemente, reiterati errori del passato che non aiutano la pacificazione nazionale.
Limitare il giudizio su un regno durato 22 armi alle sole vicende milanesi del 1898 è non solo anti storico, ma ingiusto. Umberto è stata anche la medaglia d’oro conseguita nelle guerre risorgimentali, il Re sotto il cui regno si rafforzò l’unità nazionale, il Re che fu nella terremotata Casamicciola, tra i colerosi di Napoli, tra gli alluvionati di Verona e del Polesine, tanto per citare pochi fatti significativi.
Il signor Clerici si sarà guadagnato con il Suo comunicato le simpatie degli ammiratori di Gaetano Bresci, che assassinò il Re a Monza ma ha perso la stima e con lui il suo Partito, non solo dei monarchici varesini. Mi auguro per Loro che possano politicamente permetterselo, a sette mesi dalle elezioni.
Il segretario nazionale di alleanza monarchica
Franco Ceccarelli



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