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La Tav e l’Arpa piemontese

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25 Gennaio 2006

Caro direttore,
scrivo per rispondere al signor Carlo B.

Ho cercato di seguire il suo consiglio ma sul sito dell’Arpa piemontese non ho trovato il rapporto da lui citato, nè alcunchè riguardasse la Tav. Mi è sembrato anzi un sito di tipo enciclopedico e molto generico. Ad esempio cliccando su “amianto” ho trovato la storia dell’amianto (interessante, per carità) ma nessun dato sull’effettiva presenza dello stesso nel punto in cui si dovrebbe scavare.
Di conseguenza non mi è stato possibile giungere alle sue stesse conclusioni anche perchè, che io sappia, nessuno chiede di “non fare” la tav. Chi protesta chiede di raddoppiare la linea esistente (comunque già sottoutilizzata) invece che scavare un nuovo tunnel.
Questo in considerazione del fatto che si migliora la condizione della valle anche facendo meno cantieri e tenendoli aperti per il minor tempo possibile; ricordo che un cantiere è anche fonte di grande inquinamento e comporta un gran movimento di camion (su gomma).

Ricordo inoltre che al tempo del traforo del Frejus si ebbe un aumento di incidenza dei tumori del 19% nella zona di Torino, è quindi comprensibile che la popolazione non voglia ripetere l’esperienza.
Ugualmente mi pare una visione miope quella di dire “non adeguiamoci alle leggi ambientali perchè costa troppo”. Così si alzano i costi sanitari e siamo daccapo, in più perdendoci in qualità della vita. Barattare la salute per il risparmio non è mai una scelta vincente, semmai bisognerebbe fare in modo che l’adeguamento non fosse troppo penalizzante per l’azienda.
Ricordo in ultimo che nella sola Germania le fonti di energia rinnovabili hanno creato 200.000 posti di lavoro, quindi non sempre essere amici dell’ambiente equivale ad avere una perdita economica o di occupazione.

Cordiali Saluti

Giacomo Premoli

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