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Le imperterrite suore

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20 Gennaio 2005

Privatizzare i profitti e socializzare le perdite è la tendenza dominante di tutte le possibili declinazioni capitalistiche. E ciò davvero non sorprende. Sorprende al contrario che questa massima sia anche la stella polare di alcune istituzioni religiose come le suore di Maria Ausiliatrice di Casbeno che nella castellanza gestiscono il mastodontico istituto posto tra Piazza Libertà e le vie Monte Rosa e Monastero Vecchio.Dal profilo architettonico un vero e proprio ecomostro prodotto dalla Varese speculativa degli anni sessanta.
Da pensionato con annesso asilo e scuola per maestre d’asilo si è trasformato negli ultimi anni in un polo scolastico vero e proprio con elementari, medie, liceo della comunicazione e corsi professionali. Sabato, tra l’altro c’è un altro “open day” per reclamizzare il prodotto.( Vedere lettera a Varesenews del 14 ottobre scorso).

Questa crescita esponenziale della struttura – a quando qualche corso universitario? – ha avuto per il quartiere, già oberato di funzioni amministrative ed educative, una ricaduta pesantissima. Quattro volte al giorno la via Monastero Vecchio risulta difficilmente praticabile, le soste vietate si sprecano, le occupazioni di suolo privato da parte della clientela del Maria Ausiliatrice anche, il livello di sporcizia lungo i marciapiedi pure perchè i due contenitori portarifuti risultano insufficienti e allora le ineffabili mammine da monovolume non esitanto ad abbandonare botigliette, cartacce, pannolini e merendine lungo la strada. Il tutto nell’indifferenza dell’Amministrazione e delle suore stesse che pervicacemente rifiutano l’idea di aprire l’ampio cortile interno alla clientela nonostante cia siano utenti dell’istituto stesso che premono in questo senso e neppure si peritano di collocare qualche cestino a loro spese e sotto la loro gestione , magari davanti all’ingresso dell’asilo nido. Davvero un bel gap di attenzione e rispetto nei confronti dei cittadini che abitano nelle adiacenze del falansterio educativo che tra l’altro, per i corsi professionali, si mantiene anche grazie ai contributi pubblici. Al di là di tutte queste spiacevoli evidenze resta sostanzialmente inevasa una domanda di fondo: chi ha concesso all’Istituto di Casbeno l’autorizzazione a crescere a dismisura infischiandosene della realtà circostante.Non credo che le suore abbiano ristrutturato, adeguato, accorpato scuole che stavano altrove all’insaputa degli assessorati competenti. Complimenti, un altra bella prova di buon senso e di sensibilità verso una zona nevralgica della città.

Cesare Chiericati

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