Le “puntate perse” di Puricelli
2 Aprile 2005
Caro direttore,
“La prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo o fischi per fiaschi”.
Così verrebbe da commentare le parole del vicesindaco Puricelli, persona simpatica e divertente, ma anche capodelegazione di Forza Italia in Giunta a Varese.
Riassumendo: Puricelli afferma che le opposizioni hanno dimostrato scarso senso civico a far mancare il numero legale, soprattutto dopo che, alcuni emendamenti delle stesse, erano stati accolti, quindi ” non si aspettino più disponibilità dalla maggioranza”.
Evidentemente Puricelli ha perso qualche puntata. Come capogruppo della Margherita sono intervenuto chiedendo lungimiranza politica in sede di discussione di bilancio. Ho chiesto di tenere conto non solo degli interessi della maggioranza, ma anche delle sensibilità dell’opposizione. In sostanza “dò rispetto, chiedo rispetto”. Risultato: dei miei dieci emendamenti – tutti sul sociale – nessuno è stato accolto compreso quello che destinava 5000 euro – dicasi cinquemila non 500mila – per il Piccolo Cottolengo. Quello approvato del collega Nicora sul monte Bernasco era, sostanzialmente, un atto dovuto. Si trattava, infatti, della proposizione di una proposta già sottoscritta da tutti i consiglieri in passato e bocciarla avrebbe significato una incomprensibile retromarcia. Insomma, quali aperture avrebbe fatto questa maggioranza? Quelle del piatto di lenticchie? Non si arrovelli troppo caro Vicesindaco, ho l’impressione che il gruppo di Forza Italia, pardon, i gruppi in Forza Italia parlino lingue diverse o non si parlino tra loro. In compenso non sono in grado di comprendere minimamente il linguaggio della politica per cui confondono situazioni locali con “elezioni regionali”. Intelligenza politica avrebbe suggerito, in sede di discussione, più “attenzione” da parte del gruppo di maggioranza relativa in Consiglio Comunale, purtroppo, come si ripete da tre anni a questa parte, l’intelligenza è sostituita da una inutile dimostrazione di “attributi muscolari”. Vogliono essere gli “eredi” della “Democrazia Cristiana”, ma al massimo sono le quinte fila di quello che è stato il più grande partito italiano nell’era repubblicana.



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