Leghismo e nonviolenza
16 Gennaio 2007
Egregio Direttore,
mi inserisco brevemente nel dibattito, variegato, in ordine al fatto che i leghisti possano definirsi o meno cristiani, stante le loro posizioni sociali e politiche. Alcuni lettori hanno definito esaurientemente la questione.
Aggiungo che i leghisti si autodefiniscono anche nonviolenti.
Dubito che molti di loro effettivamente comprendano il significato del termine, inteso come resistenza passiva nei confronti di un governo invasore e come attuazione conseguenziale di forme di disobbedienza civile. Non mi sembra che abbiano, se non a parole, mai realizzato alcunchè di questo genere.
Se poi, per nonviolenza intendono l’astensione da qualsiasi forma di aggressione fisica nei confronti di potenziali nemici, allora non è ,probabilmente,ad essi chiaro che anche l’uso di un linguaggio forte nella propaganda politica può costituire manifestazione di violenza o peggio istigazione alla violenza .
La propaganda leghista, è notorio, si alimenta di tradizioni inventate, di pregiudizi regionali da osteria,di fastidio per qualsiasi tipo di diversità :nutre le paure irrazionali di coloro i quali hanno pochi strumenti culturali di analisi dei mutamenti sociali e li istiga, di volta in volta, all’odio sociale oppure di categoria oppure regionale oppure etnico.Il nemico è, a seconda dei momenti, sempre diverso : la burocrazia statale o gli enti locali, i terroni, gli stranieri, gli zingari, gli omosessuali e così via.Una sequela di nemici che attentano all’integrità del loro territorio e della loro stirpe! Concetti aberranti dietro i quali si celano soltanto gretti interessi economici o calcoli elettorali. Concetti che sembravano banditi per sempre dalla nostra società, da qualsiasi società democratica, hanno rifatto la loro apparizione nefasta attraverso questa formazione politica, complice la debolezza dell’intero sistema istituzionale e dei partiti tutti, anche di quelli di sinistra.
Saluti



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