Lettera di una mamma che voterà sì
6 Giugno 2005
Da piccola quando immaginavo la mia vita a trent’anni mi vedevo madre felice di due o tre bimbi. E quando, due mesi dopo il matrimonio, non mi sono più arrivate le mestruazioni ho subito detto “Evviva! Sono incinta”. Perché io di amenorrea non ne avevo mai sentito parlare. Così come non avevo mai sentito parlare di ovaio micropolicistico. Sembra paradossale eppure mentre molte donne si trovano a fare i conti con ovaie che non lavorano io ho delle ovaie che si danno troppo da fare: producono otto, dieci a volte anche quindici follicoli. Così, mancando lo spazio nessuno arriva alle dimensioni giuste per provocare l’ovulazione. Da poco sono diventata mamma ma se non fosse esistita la fecondazione assistita questo mio sogno sarebbe rimasto nel cassetto. I medici da subito sono stati chiari: senza una stimolazione ormonale non avrei mai avuto quel bambino che tanto desideravo. A maggior ragione se aggiungiamo anche il fatto che gli spermatozoi di mio marito non erano particolarmente veloci. Io sono tra le donne che si considerano fortunate. Dopo mesi di cure e fallimenti sono rimasta incinta. Ma se così non fosse stato non mi sarei arresa. Avrei provato la fecondazione in vitro anche se sono cattolica, credente e praticante. E poco mi importa se è “peccato”. Io non voglio sfidare la natura. Non chiedo di diventare madre a 60 anni, non voglio ricorrere a manipolazioni strane per avere un figlio bello, bravo e intelligente. Anzi quando il test di gravidanza è risultato positivo ho subito detto “no” ad amniocentesi e test genetici. L’ipotesi di abortire in caso di malattie o malformazioni del feto non l’ho mai considerata anche se, come ogni donna, ho sempre sperato di avere un bambino sano. Il giorno del referendum voglio andare ai seggi spingendo il passeggino per far vedere a tutti quel “dono del Signore” che però senza la fecondazione assistita non sarebbe arrivato, per assicurarmi la possibilità di diventare mamma ancora, per aiutare con il mio voto tutte quelle ragazze incontrate nelle lunghe giornate al centro per l’infertilità che però non hanno avuto la mia stessa fortuna.



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