Luxuria, natura e cultura nella ‘società del rischio’
8 Gennaio 2007
Egregio direttore,
apprendo dalla stampa che il deputato del Prc Vladimir Luxuria, al secolo Vladimiro Guadagno, si propone di intraprendere un viaggio nei paesi islamici per promuovere la causa dei diritti degli omosessuali, cominciando con la vicina Turchia e proseguendo, se sarà possibile, sino al lontano Iran, senza peraltro escludere anche quei paesi, come la Cina o Cuba, che non brillano per la loro tolleranza nei confronti di questa categoria di persone. Orbene, chiunque rifletta su questo programma dell’onorevole Luxuria considerando quella che è l’attuale situazione del Medio Oriente potrebbe domandarsi, peccando forse di cinismo ma non certo di buon senso, se una campagna a favore dei diritti degli omosessuali sia la necessità più urgente che si possa ravvisare in quest’area all’indomani dell’impiccagione di Saddam Hussein e mentre sono in corso, in forma dispiegata o in forma incoativa, oltre all’occupazione militare di una vasta parte di quei territori da parte di Usa e Gb, almeno quattro guerre civili (in Iraq, in Palestina, in Afghanistan e in Libano). Sennonché occorre prendere atto che l’azione di questo deputato si inquadra nella logica del ‘conflitto di civiltà’ e della esportazione del modello capitalistico della democrazia liberale: in altri termini, è oggettivamente un’azione di guerra. Il che, bisogna riconoscerlo, è un bel risultato per un partito che proclama di essere il principale rappresentante dell’arcipelago pacifista e del cosiddetto ‘movimento dei movimenti’.
Tuttavia, lasciando ad altra occasione il discorso sulla irreversibile trasformazione del Prc in un ‘partito radicale di sinistra’, trasformazione, ‘ça va sans dire’, decantata con accenti entusiastici da Marco Pannella e deplorata con severità da chi, come lo scrivente, è impegnato a ricostruire una posizione di classe, proletaria e comunista, è opportuno, in questa sede, aggiungere qualche considerazione sulla ‘natura oppiacea’, direbbe Gramsci, del processo ideologico a cui il fenomeno or ora evocato va ricondotto. Sotto questo profilo, la ipostatizzazione, in chiave ‘fondamentalista’, di caratteristiche contingenti degli individui è non solo il procedimento mistificatorio che spiega tale fenomeno, ma è altresì una peculiarità del modello capitalistico della democrazia liberale. In realtà, il luogo comune, proprio della ‘società del rischio’, secondo il quale l’individuo contemporaneo è in grado di staccarsi dal suo radicamento biologico e può considerare come oggetti di scelta storicamente determinati anche i tratti più ‘naturali’ come l’identità etnica, l’appartenenza religiosa e le preferenze sessuali, è del tutto fuorviante. Oggi, ciò a cui si assiste è semmai il processo opposto (che, fra l’altro, è coessenziale ai selvaggi processi di privatizzazione in corso e al ruolo che l’ideologia neoliberista assegna allo Stato): un nuovo tipo di naturalismo, quale è quello che informa il ‘modus operandi’ di una sfera pubblica che tende ad accostarsi sempre di più, per soddisfarle e trarne legittimazione, alle idiosincrasie ‘naturali’ o ‘personali’ dei vari gruppi di individui. Questo è, per l’appunto, il processo che ho definito come ipostatizzazione, ossia entificazione, in chiave ‘fondamentalista’, di caratteristiche contingenti connesse all’identità etnica, religiosa e sessuale.
Non a caso, se ben si riflette su questo genere di fenomeni, non è difficile comprendere che i conflitti etnico-religiosi e la rivendicazione delle ‘diverse’ identità sessuali costituiscono le forme di lotta che meglio si adattano al capitalismo nell’epoca della cosiddetta ‘globalizzazione’. Alla luce di questa inversione fra il contingente e il sostanziale, fra il soggetto e il predicato, fra le cose e i rapporti sociali, diviene dunque perfettamente intelligibile la logica perversa a cui si riferisce Marx nella descrizione del feticismo della merce allorché, alla fine del primo capitolo del “Capitale”, cita ironicamente l’ammonimento di Dogberry a Seacol: «Essere un uomo di bell’aspetto è un dono delle circostanze, ma saper leggere e scrivere è cosa che ci viene dalla natura!». Oggi, seguendo il nuovo tipo di naturalismo che caratterizza l’ideologia dei diritti umani, si potrebbe dire: essere un deputato ‘transgender’ o un imprenditore di successo è un dono di natura, ma avere belle labbra o bei denti è un fatto di cultura.



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