«Ma è davvero utile riformare nuovamente la maturità?»
22 Dicembre 2006
Caro direttore,
Ma è davvero utile riformare nuovamente la maturità? La riforma Fioroni risulta essere il settimo cambiamento del fatidico esame da quando Gentile lo introdusse nel 1923. La stranezza maggiore è che gli ultimi tre cambiamenti sono compressi nei recenti 9 anni precisamente dal 10 dicembre 1997 quando venne introdotta la nota legge 425 meglio conosciuta come riforma Berlinguer. Effettivamente la legge varata con soli 50 voti di maggioranza ricalca molto la famigerata riforma del “97, passata alla storia certo non per particolari qualità e talmente criticata da dover essere corretta nel 2001 con la riforma Moratti. Innanzitutto bisogna dire che gli studenti vorrebbero avere certezze dai Governi, destra o sinistra che sia, perché è non qualificante e ridicolo per uno Stato che si dichiara moderno non dare prospettive certe e sicure nemmeno nel breve tempo e nemmeno nei principali fondamenti dell’istituzione scolastica stessa. Viene da ridere a pensare che qualcosa che si fregia del nome di Istituzione varia con la semplicità di una banderuola al vento, viene da piangere se studenti o genitori o imprenditori che credono nelle nuove leve pensando che l’Istruzione ovvero il motore di questa barcarola alla deriva chiamata Italia viene considerata dalla politica e dalla vita civile come un laboratorio dove ognuno dice la sua e se è di destra deve combattere quanto detto dalla sinistra e se di sinistra, a maggior ragione, deve esclusivamente abbattere quanto fatto in precedenza e far risorgere quanto ormai nell’oblio perché messo a KO dal dissenso italico ma pure paneuropeo. Questo infatti è il nodo cruciale, spesso alcuni politici, forse ancora ragionando con schemi democristiani ai quali la loro cultura politica è tuttora legata, dimenticano che l’Italia si trova in una organizzazione superiore chiamata Europa e con un mercato mondiale e globale. Giusto o sbagliato che sia l’Italia deve fare i conti con un trend mondiale per cui a 18 anni i ragazzi si diplomano e a 21 si laureano e dove il livello di istruzione e quindi di cultura è diffuso. In Italia si pensa che i nostri giovani trovino la competizione degli anni sessanta tra la Brianza e i sistemi industriali delle Marche ma in verità la Brianza ,oggi ,fa i conti con la Cina, l’India e gli Stati uniti. Probabilmente la già citata barcarola ha già ammainato bandiera bianca e si rifugia nei bisticci tra destra e sinistra tra Fioroni e Moratti per spostare l’attenzione dai problemi veri e continuare a banchettare sulle sedie dorate dei palazzi romani.
Fatta questa doverosa premessa possiamo anche spendere alcune parole su una riforma che citando Fioroni sarebbe «un si che restituisce alla scuola un esame di Stato credibile di fronte all’Università e al mondo del lavoro». Il grande cambiamento si trasforma in un vecchio brodo riscaldato appena finito di leggere il decreto legge 1961 dell’attuale riforma. In primis la reintroduzione dei membri esterni graverà sul fisco per circa 30.000.000 di euro tornando quindi indietro al vecchio e odiato sistema Berlinguer. In secundis aumenta del 300% il numero dei Presidenti con un rincaro sulle casse statali notevolissimo. La riforma potremmo dire che finisce qui o meglio segue una interessante serie di ovvietà, di sparate e di vere e proprie balle alle quali non ci crede nessuno. Il Ministro fa la voce grossa con un controllo ispettivo rafforzato. Ci chiediamo come? Forse con la trovata dei professori esterni che non conoscono la realtà di studio del ragazzo esaminato in un contesto che deve essere su misura dello studente come lo stesso Ministero afferma oppure schierando l’INVALSI che è un centro statistico e non centra nulla con il controllo e la disciplina. Non parliamo delle fantomatiche Task force di cui si sente parlare da almeno dieci anni ma nella prassi: mai viste.
Il problema però viene dal fondo ovvero non si vuole fare una riforma seria che parte dalle necessità reali di una scuola disagiata, senza fondi e dimenticata ma si parte dai motti e dagli slogan. Quello della sinistra e di Fioroni è : Serietà !
Per ottemperare alla volontà ministeriale dal 2009 chi non supera il debito di una materia viene bocciato e chi è bravo prende soldi. Partiamo dalla seconda frenesia per cui, forse ,in un’amministrazione sempre più vittima di budget e premi per i dirigenti ( di cui mi astengo per ovvie motivazioni di brevitas ) si decide che gli studenti non debbano eccellere per volontà, dedizione, intelligenza ma per guadagno, verrebbe da dire parafrasando Battiato «siamo figli delle stelle e pronipoti del dio denaro» . Per quanto riguarda la bocciatura, per il 5 in latino o in matematica, viene da sospirare a quanti architetti o medici o economisti o cittadini di altro valore vivono, professano il loro lavoro, insegnano, scrivono, fanno leggi con quella macchietta sul libretto ormai impolverato. Non è bocciando ma insegnando in modo equo e creando cultura diffusa che si fa crescere un paese, si diventa competitivi e temuti dagli altri stati e dalle altre minacciose economie. La scuola non ha bisogno della matita rossa per annotare o punire gli studenti ma di una bella gomma che cancelli l’orrore, non l’errore, della realtà palese che questo governo instancabile di far ridere/piangere i suoi rappresentati imperturbabile continua a fomentare. Altro che film di successo sull’esame di maturità e sul mondo dell’istruzione fra poco calerà un inesorabile documentario che ne ricorderà ai posteri forme e organismi di una schizofrenica guida politica.



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