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Ma quanto ci costerebbe vivere nell’orticello Padano?

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12 Settembre 2005

Caro Direttore,
a volte è noioso dover ritornare sugli stessi argomenti, ma purtroppo il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Sto parlando del Ministro Maroni che all’inaugurazione della Fiera di Varese, certamente in vena di scherzi, ha dichiarato che per le nostre imprese occorre ritornare alla lira, e, a ragion del vero, gli dobbiamo essere grati per non aver proposto il ritorno alla lira padana.
Per l’ennesima volta dobbiamo sentire rappresentanti del governo, in carica quando avvenne il passaggio dalla lira all’euro e che nulla ebbero da dire a suo tempo sui valori di cambio, asserire che non possono fare nulla, che è colpa dell’euro, è colpa degli altri, in una pantomima simile a quella del film i Blues Brothers:
“Ti prego, ti prego, non ci uccidere. Ti prego baby, lo sai che ti amo. Non avrei mai voluto lasciarti, non è stata colpa mia. Davvero, sono sincero. Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!”.
La ricetta degli attuali governanti, se ne avessero la possibilità, sarebbe una sola: ritornare alla lira in modo da poter nuovamente svalutare e rendere le nostre merci competitive.
E’ la solita ricetta di chi ha difficoltà a rapportarsi con il mondo, di chi crede che basti rimanere nel proprio orticello, la padania, per vivere felici e contenti.
Purtroppo non è così semplice. La competitività si migliora solo creando prodotti di qualità elevata e producendoli in maniera più efficiente.
La competitività si ottiene favorendo, cosa che questo governo non ha fatto, ed investendo nella ricerca.
Ma stiamo, pure, al gioco del nostro ministro ed immaginiamo, un fantomatico ritorno alla lira con conseguente svalutazione e illusoria boccata d’ossigeno per le nostre imprese, quello che il ministro sembra ignorare è il nostro attuale debito pubblico, che automaticamente, a causa della svalutazione, vedrebbe aumentare i tassi d’interesse: l’aumento dello 0,1 per cento dei tassi di interesse vale 1,45 miliardi di euro, l’1% 14,5 miliardi, il 5% 72,5 miliardi di euro, in altre parole l’Italia sarebbe al dissesto finanziario.
Qualcuno ha il coraggio di dire chi alla fine finanzierà questa geniale trovata?
Purtroppo queste uscite un risultato l’ottengono diminuiscono la credibilità dell’Italia sul piano internazionale, come sta facendo per altro anche il caso Fazio, ma forse è proprio quello che vogliono i fedeli alla padania.
Con profonda stima.

Ludovico Reverberi, Segretario generale Fisac CGIL di Varese

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