Moschea, a qualcuno conviene non trovare soluzioni
12 Luglio 2005
Da oltre un decennio ormai tanti immigrati e immigrate provenienti da ogni parte del mondo abitano con noi la città, vivono accanto alle nostre case (anche se spesso pagando affitti superiori), lavorano nei nostri stessi luoghi (anche se con turni e salari peggiori), contribuiscono a generare ricchezza per il nostro paese, ricchezza materiale e immateriale. Da sempre si incontrano fra loro, un po’ anche perché esclusi ed emarginati da noi italiani; da sempre si ritrovano per pregare indisturbati e senza disturbare. Perché abbandonare la propria terra e i propri affetti non significa e non deve significare abbandonare anche la propria cultura: semmai l’incontro con una cultura diversa può e deve spingere a conoscere l’altra e a riconoscerne le ricchezze, imparando così che l’identità culturale di ciascuno, migrante o autoctono che sia, non è immutabile ma al contrario muta costantemente arricchendosi dall’incontro e dal dialogo con l’altro.
Ma da alcuni anni a Gallarate di tanto in tanto viene riaperta la vicenda moschea, o meglio, se ci si prendesse la briga di andarla a visitare, del luogo di ritrovo della comunità mussulmana, luogo ben diverso dall’immagine di moschea che vediamo nei depliant turistici. Da alcuni anni ora l’una ora l’altra forza politica della giunta cittadina si scaglia contro tale luogo pretendo a pretesto motivazioni tecniche e sanitarie per iniziare una campagna discriminatoria verso cittadini e cittadine a cui viene negato l’esercizio di un diritto garantito dalla Costituzione Italiana. E’ buffo osservare come ciò avvenga ogni volta che si avvicina una campagna elettorale oppure ogni volta che l’amministrazione ha la necessità di spostare l’attenzione dei media locali e dell’opinione pubblica, perché magari la magistratura sta indagando su eventuali illeciti che potrebbero coinvolgere anche il primo cittadino ed esponenti importanti del suo stesso partito. In ogni caso irresponsabilmente si sfrutta e si collude con atteggiamenti xenofobi, giocando con le vite di persone reali. Basterebbe avere la volontà politica di risolvere la situazione, basterebbe mettersi lealmente intorno a un tavolo per trovare una soluzione giusta. Se questo compito non compete anche all’amministrazione comunale, se non è compito della giunta che governa la città contribuire a risolvere le problematiche dei propri cittadini, anche di quelli stranieri, quale altra istituzione dovrebbe occuparsene? Ma forse, ancora una volta, è meglio lasciare la questione irrisolta per poterla nuovamente sfruttare al bisogno…



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