I motivi dello sciopero generale
13 Dicembre 2021
Caro Direttore,
lo sciopero generale di 8 ore proclamato da Cgil e Uil per giovedì 16 , esclusi i servizi pubblici essenziali, ha suscitato più di una critica da parte del governo Draghi, della prevedibile Confindustria ed anche di uno sprovveduto leader di partito, che bollandolo come “ folle “ ha dimostrato ancora una volta di non conoscere il dettato costituzionale e soprattutto quali sono gli interessi divergenti che compongono la dialettica sociale.
Poichè la proclamazione di uno sciopero non avviene mai a cuor leggero, tre sono a mio avviso le ragioni fondamentali che lo motivano, dato che Cgil-Cisl-Uil si sono presentate al negoziato forti di una piattaforma assai precisa ed articolata, discussa a lungo nei luoghi di lavoro e nelle leghe dei pensionati.
Innanzi tutto, i dati a proposito della riscossione della aliquota Irpef sono eloquenti : il 90% dell’aliquota è versata allo stato da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, nonché da parte dei pensionati e delle pensionate.
Purtroppo la revisione delle aliquote in programmazione non va nella giusta direzione di privilegiare i redditi medio bassi , al fine di sostenere i consumi di base e non certo voluttuari, come segnalato anche da fonti istituzionali nazionali ed europee; altresì, per via dell’opposizione dei partiti di centro-destra , è saltata la mediazione avanzata da Mario Draghi sul contributo di solidarietà per i redditi sopra i 75 mila euro. Tutto ciò a fronte del primato sul piano dell’evasione e dell’elusione fiscale che il nostro paese registra da sempre in Europa.
In secondo luogo, dopo il fallimento di quota 100 il continuo rinvio del tavolo di confronto sulla riforma del sistema di pensionamento risulta non solo inspiegabile, ma mortificante anche rispetto alla pensione di garanzia che viene avanzata in prospettiva per le nuove generazioni.
Inoltre, la vicenda covid-19 ha dimostrato le vistose carenze di un sistema sanitario differenziato tra regioni, e come in Lombardia sbilanciato verso un tragico primato della sanità privata, rilanciato, nonostante tutto, anche dall’ultima riforma a firma Letizia Moratti.
A fronte della necessità di una restituzione di centralità al servizio sanitario nazionale, con gli adeguati finanziamenti del caso, la riproposizione dell’autonomia differenziata nel collegato alla legge di bilancio, cioè l’amplificazione della disastrosa gestione di 20 sistemi sanitari regionali, non coglie un punto qualificante ed essenziale della piattaforma sindacale.
Infine, le titubanze su un intervento pubblico in materia di delocalizzazioni e di politiche industriali, nonché la mancata definizione di nuove forme stabili di ingresso nel mercato del lavoro non solo per l giovani completano il quadro di una trattativa che, non concedendo spazi di mediazione, non riconosce il ruolo fondamentale di rappresentanza delle organizzazioni del mondo del lavoro.
Cordiali saluti
Gian Marco Martignoni



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