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Non diventate una “redazione pericolosa”

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11 Dicembre 2005

Caro Direttore,
sono due giorni che ci penso ed ora ho preso tastiera e schermo e ti scrivo. Ho una domanda da porti: perché la redazione di Varesenews non ha aderito ne aderisce allo sciopero in corso contro l’approvazione della legge30 sulla flessibilità del lavoro giornalistico? Ieri (venerdì 9 dicembre) ho letto un articolo, subito declassato in archivio, in cui Varesenews aderiva formalmente allo sciopero, ma senza farlo di fatto. Perché? Perché siete una cooperativa? Che c’entra? Altre cooperative giornalistiche hanno aderito. Il paradosso è che le testate con giornalisti dipendenti e/o iscritti alla Fnsi stanno scioperando per tutti quelli che rientrano sotto il termine di lavoratori a progetto, free lance e in genere sono catalogati come precari.
Partecipare ad uno sciopero significa praticamente non far uscire il giornale per quelle ore o giorni. I lettori non ricevono notizie. Significa che lo stipendio, paga, fattura tiene conto del mancato giorno di lavoro. Se si è precari si sa che questo deve essere calcolato perché spesso si lavora a forfait. Dite che non lo potete fare perché per una cooperativa non se lo può permettere. Permettimi, è una affermazione grave e pesante. Dice che la redazione di Varesenews non può permettersi di utilizzare lo strumento democratico dello sciopero per dire no ad una situazione giornalistica che diventa giorno dopo giorno sempre più difficile. Forse però hai ragione. Forse, se hai scelto consapevolmente per la redazione di non aderire allo sciopero avrai fatto i tuoi calcoli. A volte le proprietà non sono così illuminate e magnanimi. Consentimi allora un’ultima nota e anche una richiesta da lettrice di Varesenes. Se si è precari si sa che ci sono anche altre forme di sciopero, di protesta. Per favore informate i lettori di che cosa sta avvenendo. Lasciate un articolo fisso con i contenuti della legge 30, sulle conseguenze sulla vita dei precari che hanno l’aspirazione di essere e fare i giornalisti. Almeno questo. Altrimenti il rischio è che anche Varesenews diventi una “redazione pericolosa”.
Ciao
Maria Luisa Venuta

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Carissima Maria luisa
rispondo in “pubblico” alla tua apprezzata lettera perché credo che questo possa essere di interesse anche per altri lettori.
Varesenews ha una storia molto particolare ed è realizzato da una cooperativa di giornalisti. Questo fa molta differenza con le altre realtà. Noi non siamo migliori, ma la battaglia che i nostri colleghi stanno facendo riguarda delle forme contrattuali che non ci appartengono.
La nostra solidarietà con loro è sincera e quale sia la linea del giornale in merito ai problemi del lavoro, ogni lettore può verificarla nella quotidianità. Se questi scioperi fossero fatti a difesa della libertà di stampa, o su diritti irrinunciabili ci avrebbero visto partecipi in modo compatto. Su questo si è sviluppata un’ampia discussione all’interno della redazione.
La forma dello sciopero va garantita sempre. Così come va garantita la possibilità di protestare. Credo però che occorra anche farsi altre domande e cercare soluzioni diverse a seconda dei casi. Varesenews è un’esperienza che nasce dal basso e che non ha scioperato non perché non può permetterselo, ma perché ha una filosofia di fondo diversa. Per dirla più chiaramente, non ha una proprietà diretta come può essere negli altri giornali. Nessuno si arricchisce con il nostro lavoro. In questi anni, grazie a Varesenews tanti ragazzi hanno avuto la possibilità di fare esperienza e di realizzare un buon prodotto. Alcuni di loro oggi stanno lavorando per importanti realtà editoriali. Credo che questo, insieme al nostro lavoro quotidiano, sia il migliore dei modi in cui noi possiamo contribuire allo sviluppo della comunità, giornalisti compresi.

Maria Luisa Venuta

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