“Occorre una ribellione morale alla guerra”
23 Luglio 2006
GUERRA IN MEDIO ORIENTE: TACCIANO LE ARMI SU TUTTI I FRONTI
OCCORRE UNA RIBELLIONE MORALE ALLA GUERRA
ISRAELE E PALESTINA: DUE STATI PER DUE POPOLI
Un’altra guerra, immorale come tutte le guerre, sta incendiando l’intera area del Medio Oriente.
Pesantissimo e drammatico, su più fronti, è l’ennesimo tributo di vittime, soprattutto tra i civili.
Gli appelli per il “cessate il fuoco” restano inascoltati: potenti e governanti, sempre più lontani dai popoli che dovrebbero rappresentare, continuano imperterriti a perseguire i propri interessi.
L’Europa, ancora una volta divisa, è incapace di un’efficace iniziativa politica e diplomatica.
Per quanto comunque tardiva, è del tutto urgente e dev’essere immediata un’azione di interposizione per far cessare il fuoco e preservare completamente i civili.
Necessaria e urgente è anche un’azione incisiva dell’Italia. Nel nostro Paese, quindi anche a Varese, deve cadere il muro dell’indifferenza e si deve levare altissima la ribellione morale alla guerra, a qualsiasi guerra. È irrinunciabile una grande e permanente mobilitazione di tutta la società civile, di tutte le organizzazioni politiche e sindacali, delle associazioni e dei movimenti così come dei singoli, anche allo scopo di sollecitare e sostenere l’azione politica e diplomatica del governo italiano, dell’Europa, delle Nazioni unite.
Il movimento pacifista, pur con differenti sensibilità ma mantenendo capacità d’iniziativa comune e autonoma nel richiedere con forza percorsi di pace, deve essere presente rispetto al conflitto mediorientale così come è presente nei confronti della guerra in Iraq, origine –anche a causa del completo svuotamento dell’ONU– di quanto oggi succede in Medio Oriente.
Rispetto agli altri fronti, i giudizi restano immutati. Sulla guerra d’invasione in Afghanistan continuiamo a chiedere la conclusione della missione italiana, subalterna all’unilateralismo del governo USA: la decisione dovrà essere presa in tempi molto brevi. Al contempo riteniamo importante l’accordo della maggioranza per il ritiro completo e rapido dall’Iraq.
La discontinuità con il passato è segnata dal totale cambio di strategia nell’ambito delle istituzioni internazionali che garantiscano il rispetto rigoroso del diritto e della legalità. In particolare all’ONU bisogna ridare poteri effettivi. La comunità internazionale deve ottenere l’applicazione rigorosa e immediata di tutte le risoluzioni finora inapplicate dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.
Vorremmo e sarebbero necessari risultati immediati e soluzioni positive per tutte le situazioni di conflitto, ma incapacità o impossibilità di svolte risolutive non ci possono esimere dalle nostre responsabilità anche nuove: occorre urgentemente riprendere il lavoro per progettare percorsi e costruire alternative di pace.
Sono comunque necessarie pratiche di solidarietà concreta, e senza distinzioni, nei confronti di tutte le popolazioni vittime della guerra su tutti i fronti e il sostegno incondizionato a tutte le forze che operano per la pace e contro la guerra, la violenza, il terrore. Pur individuando diverse e precise responsabilità, riteniamo che l’unica strada possibile da percorrere è quella del dialogo, della sicurezza e dei diritti per tutti i popoli.
Ci impegniamo, tramite i nostri settori di cooperazione e solidarietà internazionale, e con chiunque volesse contribuire, ad aiutare le popolazioni civili in Libano e in Palestina così come a sostenere le attività di quanti, in Israele, si battono per la pace.
Varese, 20 luglio 2006



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