Omofobia e identità di genere
18 Luglio 2021
Egr.Direttore, mi sono deciso a scrivere, dopo aver letto la bella e appassionata intervista di Barbara Masini, senatrice di Forza Italia, al Corriere della Sera di sabato 17 luglio. Sono un convinto elettore di centrosinistra. Aggiungo che non amo, politicamente parlando, Salvini e Renzi, due facce di un diverso populismo, ma ritengo che Letta, il segretario del partito che voto o, se non vogliamo personalizzare, P.D. , Movimento 5 Stelle e Sinistra stiano sbagliando nella “gestione”dell’iter tormentato relativo alla legge Zan. Ha ragione la senatrice Masini: la politica è mediazione e, per avere una legge che rappresenti un passo in avanti rispetto alla situazione attuale, si può e si deve mediare. Gli articoli, o i commi contestati, mi paiono relativi all’art.1, all’art.4, all’art7. Vediamoli uno per uno. Mi sembrano pretestuose, non sono in questo d’accordo con la senatrice Masini, le riserve relative all’art.4. circa la libertà di espressione che, secondo la destra o le destre, sarebbe soffocata dall’approvazione dell’articolo come scritto nella proposta Zan. Osservo solo che la libertà di espressione non deve mai sconfinare nell’istigazione all’odio e alla violenza, per cui un conto è ad esempio. affermare che l’unione vera, il matrimonio vero è quello tra un uomo ed una donna (opinione legittima ancorchè non condivisa da tutti), un conto è affermare che gay o lesbiche andrebbero reclusi o bastonati: parole di vera istigazione alla violenza, quindi vero e proprio reato. L’articolo 7, altro articolo contestato, istituisce la data del 17 maggio come Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Il punto in questione è più delicato del primo nel senso che obiezioni sono state avanzate anche dall’autorevole quotidiano “Avvenire” , le cui posizioni non sono certo paragonabili a quelle retrograde, che so, di radio Maria. In particolare per il quotidiano dei vescovi italiani la giornata nasconderebbe il tentativo di mettere sullo stesso piano la complementarietà tra maschio e femmina con altre esperienze affettive. E ciò da un punto di vista educativo, in riferimento alle scuole, non andrebbe bene. A me invece appare buon senso ciò che suggerisce la senatrice Masini: lascerei perdere i bambini delle elementari, ma istituirei la Giornata nazionale, in tutto il Paese e non solo nelle scuole, al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, nonchè di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento, in attuazione dei principi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione. E le scuole paritarie, ovvero libere, dovrebbero partecipare alla giornata nazionale? Direi che, salvo appunto la scuola primaria (e ovviamente dell’infanzia), nella misura in cui tali scuole ricevono contributi dallo stato, non dovrebbero sottrarsi. E arrivo all’articolo più contestato, l’art.1, dove si cerca di definire la cosiddetta identità di genere. Si tratta di una definizione assai discutibile, forse perché, ma è il mio umile parere, il concetto è troppo “liquido” , per usare un termine caro al filosofo e sociologo Bauman, cioè incerto, vacillante, fluido e dunque indeterminato. Ragion per cui, se la condizione per approvare una legge contro omofobia e omotransfobia fosse l’accantonamento per il momento (in futuro chissà) di una definizione così poco significativa da un punto di vista pratico, io accantonerei il punto. P.D. , la Sinistra, Movimento 5 Stelle sostengono che le obiezioni della destra sono fatte al solo scopo di ritardare e affossare il disegno di legge, quindi sarebbero strumentali. Beh, un buon politico è anche un buon giocatore di carte, quindi dovrebbe cercare di vedere se, da parte di Salvini, si tratti di un bluff o meno. Chiudersi a riccio per difendere un assunto identitario (ma identitario fino ad un certo punto e non per tutti) non mi pare una scelta acuta, vincente e nell’interesse delle vittime dell’odio omofobo. O no?
Cordialmente, Mariuccio Bianchi



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