Pace e spese militari
9 Novembre 2005
Sono rimasto assolutamente sconcertato che Daniele Marantelli, responsabile Enti Locali dei DS lombardi, si lamenti di quanto poco si spenda per la difesa militare ed accompagni questa opinione con la solita annotazione ”..il pacifismo é importante, ma la realtà impone scelte differenti”.
Penso che la lezione degli ultimi anni, le guerre ed il movimento pacifista degli ultimi anni, dimostri l’esatto contrario: se si vuole la pace occorre lavorare per la pace.
E’ questo l’unico realismo possibile.
Che Marantelli usi della sorte dei 50mila lombardi occupati nelle fabbriche del comparto bellico per perorare la sua campagna é grave: dovrebbe sapere che nella nostra regione forte é l’iniziativa per la riconversione dell’industria bellica, iniziativa che ha appena portato alla presentazione del triplo delle firme necessarie alla presentazione della proposta di legge regionale di iniziativa popolare. Dovrebbe anche sapere che tale campagna é stata sostenuta da molti enti locali, fra cui la Provincia di Milano, e che mozioni di appoggio sono state depositata al Consiglio Comunale di Varese e di Busto Arsizio e che diversi consiglieri comunali, non solo di Rifondazione, hanno prestato la loro opera per la raccolta delle firme. Qualora non fosse stato attento, gli rammento alcuni punti della mozione << .. riconoscendosi nel disposto dell’art. 11 della Costituzione .. convinto che tale disposizione costituzionale necessiti di gesti e processi concreti in direzione della costruzione di politiche di pace e cooperazione internazionale, conscio della presenza sul territorio della Provincia di Varese e della Regione Lombardia di un insieme di industrie produttrici di varie tipologie di materiale bellico, spesso utilizzato in recenti conflitti, convinto che il persistere di tale apparto non contribuisca ai fini di cui ai paragrafi precedenti e che contemporaneamente, attraverso strumenti di intervento pubblico, vada garantita la continuità lavorativa ai dipendenti di tale settore ed il livello tecnologico raggiunto, ritenendo che, al fine di avviare processi di riconversione produttiva, la regione Lombardia possa essere protagonista della promozione di progetti e processi di disarmo, attraverso lo studio, il finanziamento e l’attuazione di progetti di riconversione produttiva>>. Voglio anche rammentare a Marantelli come non sia vero che l’Italia spenda “solo” 0,84% del PIL per la difesa: secondo i bilanci del Ministro della difesa le spese militari si attestano all’1,5% del Pil, ma secondo altre fonti autorevoli come il Sipri e la Nato, la cifra si aggira attorno al 2%. Ma, trattando di “spese militari”, occorre ricordare che il Bilancio del Ministero della Difesa costituisce solo una “buona approssimazione” della spesa militare italiana. Esso infatti non tiene conto: 1 della spesa delle cosiddette “missioni di pace”; 2 delle spese per sviluppo di armamenti (riportati nel Bilancio del Ministero delle Attività produttive); 3 dei finanziamenti diretti o indiretto dello Stato a favore dell’industria militare nazionale e per prodotti dual use (militare e civile); 4 della spesa di quella parte dell’Arma dei Carabinieri che di fatto svolge compiti militari. Considerando il “Bilancio di Previsione del Ministero della Difesa” a partire dal 1997 si ha la seguente spesa in milioni di euro e percentuale sul PIL (Fonte Sbilanciamoci): 2002/19.025 (1.51%), 2003/19.376 (1.49%), 2004/19.811 (1.46%), 2005/20.792 (non compresi i 467 milioni di euro del programma Eurofighter che portano il totale a 16.402 milioni di euro). Invece, alla voce “spese militari”, la NATO rileva una percentuale sempre attorno al 2%: 2002/2.1%, 2003/2.1%, 2004/1.8% . Il governo Berlusconi ha notevolmente incrementato le spese per la “Funzione Difesa”: il totale degli aumenti operati nei 5 anni di Governo del Centro-sinistra è stato dell’11.5% (sui dati in euro correnti) con un incremento medio del 2,3%, mentre il totale degli aumenti operati nei 4 anni di governo Berlusconi è del 19.2% (sui dati in euro correnti) con un incremento medio del 4,8%, cioè esattamente il doppio rispetto all’incremento medio dei Governi di Centro-sinistra e le spese per “investimenti”, altro oggetto di lamentazione di Marantelli, (tra cui acquisizioni di sistemi d’arma) rappresentavano il 23,1% nel 1997 e sono al 22,6% nel 2004. Ma se i numeri non bastano varrà la pena di fare dei raffronti: l’Italia, con una “spesa militare” di 27,8 miliardi di dollari nel 2004 e di 27,6 miliardi di dollari nel 2003, si piazza al settimo posto della graduatoria mondiale per il secondo anno consecutivo, precedendo paesi tradizionalmente con alta spesa militare come Russia (19,4 miliardi), Arabia Saudita (19,3 miliardi), Corea del Sud (15,5 miliardi) e India (15,1 miliardi). E se non bastasse varrà la pena ricordare come nel 2004 la spesa militare italiana rappresentasse ben 478 dollari pro-capite che ampiamente supera quella di nazioni come il Giappone (332 dollari) o la Germania (411 dollari). Se è vero che gli USA spendono 1539 dollari pro-capite per spese militari, la Gran Bretagna 748 dollari e la Francia 761 dollari, va però notato che “l’Italia spende per l’assistenza (maternità, disoccupazione, handicap, edilizia popolare ecc.) circa 545 euro per ogni cittadino all’anno. La media europea è di 1.558 (il triplo!), quella inglese di 1.619, la francese di 1.754, la tedesca di 2.049.
In Italia spendiamo per la difesa una cifra pari all’87% di quanto ci “permettiamo” per l’assistenza sociale!!
Ciò detto, non vanno sottovalutate le “spese per ammodernamento”: tra il 2002 e 2003 lo Stato ha speso in investimenti in armi 6.856 milioni di euro, acquistando, tra l’altro, la portaerei Andrea Doria – che nel 2000 (l’anno in cui si è deciso di costruirla) costava 2.500 miliardi di lire e i cui costi, come sempre avviene, cresceranno sensibilmente – e gli Eurofighter (per il 2005 per l’EF2000 sono iscritti 451 milioni di euro di spesa, ma il completamento del programma è previsto per il 2015 con l’acquisizione di 121 veivoli per un onere globale di 18.100 milioni di euro, che però non considera le spese “accessorie” che vanno dagli armamenti al supporto logistico) e il Joint Strike Fighter-JSF (un programma in cooperazione con altri sette paesi tra cui gli USA relativo allo sviluppo di un veivolo di attacco disponibile dal 2012, i cui costi per la sola fase di sviluppo sono di 1.190 milioni di euro e una previsone di spesa per solo 2005 di 128 milioni di euro). Sarebbe allora più opportuno che Daniele Marantelli, responsabile Enti Locali, anche in vista delle prossime amministrative nella nostra città, annunciasse il suo impegno affinché, dopo le elezioni, anche il nostro comune aderisca al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace, fondato nel 1986, che ha fra i suoi obiettivi l’impegno costante a favore della pace, della solidarietà e della cooperazione internazionale, la collaborazione tra gli Enti Locali e le associazioni della società civile che operano per la promozione della pace, delllo sviluppo e dei diritti umani, la promozione della cultura e dei comportamenti di pace e solidarietà.
Come si vede sono obiettivi che non solo non “volano”, ma “non possono volare” sulle ali di alcun aereo militare, nemmeno dei “gioielli di Aermacchi”….
Abbiamo bisogno di altri modelli, se vogliamo un’altra Varese.
Noi di Rifondazione siamo impegnati per questo e non siamo disponibili nè a farci sponsorizzare né a sponsorizzare chi “para bellum”, nemmeno in cambio di poltrone a Palazzo Estense.



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