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Partito democratico, io la penso così

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5 Febbraio 2007

Egregio direttore

ho letto con interesse e purtroppo notando una certa superficialità, la lettera scritta dal compagno Antonio Riccardi. Il tono della lettera è evidentemente aggressivo ed enuncia, in maniera scorretta e provocatoria, l’ineluttabilità della nascita del futuro soggetto politico del PD, quando in realtà tale progetto, ad oggi, è solo una ipotesi (che può essere ritenuta affascinante o portatrice di sventura a giudizio di ognuno). Non capisco come mai estraniarsi dalla lotta, dalla difesa delle proprie idee e dal dibattito. Come molti compagni sanno, sono un grande sostenitore del progetto del Pd e tale mia posizione politica è facilmente argomentabile:

· Ritengo ormai del tutto perduta la forza propulsiva del partito dei Democratici di Sinistra (di cui sia chiaro, sono orgoglioso di far parte e di continuare a studiarne e a perpetrane la storia e gli orientamenti politici). Vorrei citare, e scusatemi se appaio prolisso, un passo estratto dal libro La sinistra nella storia italiana di Massimo L. Salvatori Editori Laterza:
‘In passato la sinistra italiana si caratterizzava per la presenza di un partito comunista che era il più forte dell’Europa occidentale. Ora dopo la scomparsa sia di questo partito sia del Partito Socialista, l’Italia presenta una sinistra frammentata, ai cui estremi si collocano forze che si richiamano da un lato al disciolto Partito comunista e dall’altro al Partito socialista andato con Bettino Craxi alla rovina. In mezzo si colloca il Partito democratico della sinistra nato nel 1991 dallo scioglimento del Partito Comunista. Questo partito, a sua volta, raccoglie correnti di ispirazione diversa, dividendosi tra fautori di un partito socialdemocratico, fautori di un partito democratico, comunisti democratici. Insomma l’Italia che aveva il più forte partito comunista d’Occidente ha ora la sinistra più divisa dell’Europa occidentale, il cui maggior partito ha dimostrato di non essere in condizione di darsi una identità politica e culturale’
Innanzi a questa evidente necessita di cambiamento, di ristrutturazione politica che la sinistra italiana necessita oramai dal lontano 1989 (forse addirittura fin dal 1948, quando era chiara la matrice democratica e non rivoluzionaria del PCI), ritengo che il Partito Democratico possa rappresentarne una plausibile risposta, e credo che la realtà congressuale sia il luogo perfettamente adibito ad un sereno e proficuo dialogo su tale finalità (se alcuni decidono di estraniarsi dalla lotta, sicuri della propria sconfitta, non possono certo venir a recriminare poi atteggiamenti anti-partecipativi o anti-democratici nell’organizzazione dello stesso).

· Perché con La Margherita? La risposta è semplice e cristallina: i principi socialdemocratici in campo economico, sociale, etico ed internazionale ci vedono assai affini a tale formazione politica (l’incontro tra social-democrazia e pensiero cristiano-sociale è sicuramente sfida appassionante ed importantissima). Ad oggi è impossibile pensare ad una ristrutturazione del nostro partito a sinistra. L’abissale distanza che ci separa dai partiti-movimenti come Rifondazione, Verdi, PdcI è incolmabile. Il pacifismo esasperato (spesso tramutatosi in indifferenza ed in qualunquismo), l’ideale movimentista (visceralmente anti-partitico), una filosofia politica ancora legata agli errori del passato (c’è ancora chi crede nel superamento del conflitto di classe tramite il trionfo del proletariato, ad oggi culturalmente inesistente) che ignora nomi importantissimi come quello di Kurt Eisner e un antagonismo gratuito incapace di cogliere gli aspetti dialettici e conflittuali della politica con serenità ed acume, ritengo siano i motivi fondamentali dell’impossibilità di pensare, o solamente scorgere, un possibile cambiamento proveniente da tali schieramenti politici. La distanza che separa Ds e Margherita (soprattutto al riguardo delle tematiche etico-morali) è ben poca cosa se paragonata al solco profondissimo che separa riformismo e radicalismo (uso tale termine solo per chiarezza, non credo proprio che oggi in Italia si possa parlare di sinistra radicale, è una terminologia dalla eziologia tipicamente mediaset per spaventare qualche anziano).

Mi scuso per la lunghezza di questa lettera, ma credo di essere stato chiaro e di aver evidenziato la necessità del cambiamento politico a cui stiamo andando incontro. Ovviamente a differenza di quanto asserito da Riccardi niente è stato deciso, niente è certo, tutto è solamente probabile. Concludo questa lettera nella speranza che le sensibilità presenti nel mio partito possano confrontarsi con tranquillità e profondità politica. Nessuno deve abbandonare il confronto, nessuno ha il diritto di scagliare anatemi prima e di nascondersi poi…la vivacità del confronto politico è indubbiamente ottima cosa. Colgo l’occasione per porgere cordialissimi saluti a tutti i compagni e a tutte le compagne che con le loro capacità e la loro sensibilità rendono ogni giorno gratificante ed appagante il lavoro all’interno della nostra organizzazione politica.

Jacopo Leone Bolis - segr. Sinistra Giovanile - Busto Arsizio

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