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Perché si parla della caccia a sproposito?

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20 Settembre 2005

Egregio signor direttore,

intervengo in merito all’articolo apparso nelle Lettere al direttire lunedì 19 settembre e intitolato “Ogni anno i cacciatori uccidono oltre 150 milioni di animali”.
Non ho problemi a dire che cacciatore lo sono anch’io con un incarico associativo (sono presidente della Sezione Provinciale di Varese della Federazione Italiana della Caccia), da tanti anni, come da tanti anni lavoro, ho una famiglia, sono un amministratore locale (sono Assessore al Territorio e all’Ambiente nel mio Comune) e reputo di essere sempre stato in prima linea nelle battaglie ambientali, quelle vere ovviamente (il mio Decreto di Guardia Ecologica è stato uno dei primi in circolazione in Provincia di Varese).
Dopo tanto tempo e dopo aver sentito e letto di tutto sull’argomento non mi dovrei più meravigliare di niente ma il contenuto di quanto avete pubblicato è talmente assurdo, illogico, strumentale ed offensivo che almeno qualche breve considerazione me la deve concedere.
Partiamo dai numeri. Chi ha scritto che “Ogni anno nel nostro Paese i cacciatori uccidono oltre 150 milioni di animali” evidentemente non si rende conto di che cosa siano 150 milioni di animali: ammesso che i cacciatori in Italia siano davvero 800.000 (in realtà tra tasse e balzelli il numero è sceso alla metà in poco tempo) significherebbe che ognuno può catturare quasi 200 animali l’anno! La verità (diffusa dal CENSIS) è che l’Italia è il Paese europeo con il maggior aumento numerico di animali selvatici negli ultimi 30 anni. Basta passeggiare nei nostri boschi per incontrare animali (non solo cinghiali ma anche mufloni, cervi e caprioli) praticamente scomparsi fino a vent’anni fa.
Inoltre dire che “ogni anno gli 800 mila cacciatori disperdono nei boschi, nei prati e sulle montagne 25.000 tonnellate di piombo delle loro cartucce”, tenendo conto che ogni cartuccia contiene mediamente 30 grammi di piombo, significa asserire che il numero di cartucce sparate è superiore a 83 milioni! Credo che neanche l’esercito italiano utilizzi tante cartucce!
Inverosimile anche il dato in cui si afferma che nella stagione venatoria 2003/2004 i cacciatori, avvezzi a sparare a tutto ciò che si muove, hanno provocato la morte di 50 persone e il ferimento di 94: se quanto assurdamente riportato fosse vero dovremmo organizzare dei veri e propri “ospedali da campo” in ogni dove.
Le citazioni apocalittiche che costellano il resto della lettera possono essere di sicura presa solo per chi non abbia idea di cosa sia l’attività venatoria, che prevede che il cacciatore segua una vera e propria “etica venatoria” del tutto estranea ai comportamenti riportati come esempio. Purtroppo in tutte le attività umane vi sono due variabili che possono risultare in episodi spiacevoli: la fatalità e la stupidità. Al di là di spinte emotive e strumentalizzazioni la caccia risulta una delle attività umane meno soggette ad incidenti e ad infortuni.
Il vero problema della nostra Provincia è l’erosione del territorio naturale continuamente fagocitato da nuove case, strade e industrie.
Anche quest’anno l’apertura della caccia ha portato con sé le polemiche tra ambientalisti e cacciatori: io sono sempre più convinto che lo scontro sia semplicemente la risultante di una guerra non dichiarata tra la tradizione contadina (di cui i cacciatori sono portatori) e il mondo cittadino (in cui, per mancanza di cultura, il racconto di un uomo che ammazza una gallina per cucinarla a volte fa scattare un meccanismo di autodifesa dettato dall’orrore). In realtà l’animale ha uno scopo nell’economia dell’ecosistema: quello di poter essere catturato. E questo ritaglia al cacciatore il suo vero ruolo di riequilibratore naturale. Noi non siamo dei killer e gli animali non sono delle persone!

Luigi Roi, Presidente della F.I.d.C. – Sezione Provinciale di Varese

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