Pronto soccorso di Varese, una bolgia dantesca
1 Marzo 2022
Egregio Direttore
le scrivo in merito al pronto soccorso di Varese ovvero della bolgia dantesca.
Entro nel girone accompagnata in autoambulanza da due ragazzi, vengo consegnata alle “cure” dell’addetto al triage che da solo deve far fronte alle esigenze di chi chiede aiuto.
Se stai zitta ti lasciano sulla barella, ma la colica renale però non tace, piango, allora ti mettono di corsa una flebo. Stop.
Ti trasferiscono in una delle corsie, dopo un’ora ti rendi conto di dove sei capitato.
Di fronte a me c’è una sfilza di letti, tutti molto anziani. Li osservo, chi si lamenta, chi si toglie il pannolone, chi grida che ha sete, chi ha mal di schiena, chi tenta di buttarsi giù dalla lettiga.
Una anziana si strappa via la flebo i fili penzolano. Toglie il pannolone e si pulisce le mani sporche di sangue.
Hei! la signora si è staccata la flebo ha le mani piene di sangue!
Nessuna risposta, nemmeno uno sguardo.
Un altro vecchietto si denuda, ha un sorriso sul volto da bambino avvizzito, prova scavalcare le sbarre che lo tengono bloccato sulla lettiga. Nulla, tutto questo nella più grande indifferenza. Nel tentativo di avere un po’ di attenzione “
Hei, Marco, Giuseppe ….. nomi a caso, sono bagnata, mi cambi il pigiama?
Zitta, mi hai rotto i coglioni! Un po’ di umidità non ti farà male.
Questa la risposta di un O.S.
Un’altra vecchietta urla: Angela, Angela! Mi sistemi? Mi tiri su? Chiede di essere aiutata a chiunque passi davanti al suo letto. Tutti indifferenti. Un ragazzo qualsiasi si ferma ascolta e con un gesto risolve il suo problema.
E sera, mi dimettono, devo tornare il giorno dopo per la visita urologica. Dovrei essere operata d’urgenza, ho due calcoli nell’uretere. Non ci sono posti nel reparto di Urologia, il medico consulente, dice che non sa quando si libererà un posto e che potrei stare in P.S. su una lettiga anche una settimana. Perché non programmare il ricovero appena si libera un letto?
Scrive che rifiuto il ricovero. No, non ci sto, non è vero io mi rifiuto di assistere e vivere simili momenti di disumanità!
Cordiali saluti,
Caforio Maria Rosaria.
P.S. I signori ingegneri gestionali si rendono conto di cosa hanno partorito?
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Ma si può sapere come mai con ospedale “nuovo” e tutti gli aiuti informatici che una trentina di anni fa non c’erano siamo ridotti a questa situazione?
Già in un’altra occasione avevo commentato l’attuale Pronto Soccorso con quello degli anni 90, per intenderci quando il primario era il dott. Ermanno Montoli con gli altri medici che visitavano il malato non appena arrivava e, se del caso, o curato subito o mandato nei vari reparti. Allora non esisteva il “triage” ma il malato subito visitato veniva appunto gestito in maniera rapida e professionale. Parlo con cognizione di causa perché essendo volontario frequentavo il PS quasi quotidianamente. Mi pare che anziché migliorare si peggiora sempre di più visto che questa non è che una delle tante lamentele che ormai siamo abituati a leggere o sentire di chi è costretto a passare dal Pronto soccorso dell’ospedale di Circolo.
Mi pare che i PS degli altri ospedali della nostra provincia non siano messi così male.