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Proteggete la giovane nigeriana

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10 Gennaio 2007

Egregio Direttore,

ho letto sul vostro notiziario della giovane nigeriana, schiava del sesso in Italia, che malgrado abbia denunciato i suoi aguzzini corre il rischio di essere rimpatriata, causa il parere negativo dell’autorità giudiziaria ad applicare al suo caso l’articolo 18, cioè un percorso di protezione sociale.
Chi proteggerà questa testimone in Nigeria?
Sono cose che ti lasciano allibita e con l’amaro in bocca.
Proprio lo stesso giorno su Varesenews, Adelina che ora è una donna libera anche grazie all’articolo 18, ci racconta del suo costante impegno per liberare le altre donne, vittime dello sfruttamento sessuale.
Ho conosciuto Adelina, quando nel novembre del 2005 è venuta a Gallarate ospite delle amiche del “Circolo l’Incontro” per presentare il suo libro “LIBERA: dal racket della prostituzione”.
Quello che ha scritto nel libro è quanto Adelina ricorda della propria vita di schiava.
Torture, sequestri e vendite, Adelina è passata di padrone in padrone sopportando sulla propria pelle il crimine del traffico di esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione, un fenomeno secondo gli ultimi dati in crescita anche in Italia.
Lei giovane donna albanese scaraventata a botte sulle nostre strade, si è liberata e ha liberato un’altra decina di ragazze, denunciando i suoi aguzzini.
Le sue dichiarazioni permisero nel 1998 una brillante operazione della Questura di Varese che sfociò in trentasei arresti complessivi per induzione e sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù e traffico di esseri umani.
Da allora il suo impegno, la sua lotta.
Mai le è mancata la forza di andare avanti, il coraggio di denunciare da esibire come esempio per salvare altre donne, altre schiave di cui sono piene le nostre strade.
E quando qualcuna di queste, viene convinta con grande fatica a denunciare, non è possibile che poi non venga protetta, questo invaliderebbe tutto il duro, spesso oscuro, faticoso lavoro delle forze dell’ordine e delle persone di buona volontà che a loro rischio e pericolo si prodigano in questa missione.
Spero che anche in questo caso come in tanti altri il buon senso e la giustizia prevalgano, un grazie ai giornalisti che hanno dato e daranno risalto a notizie come questa.
Cordiali saluti

Adriana Scanferla - Gallarate

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