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Provincia, riflessioni sul nuovo stemma

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16 Ottobre 2006

Ci sono voluto 80 anni perché le due città più importanti della provincia dopo il capoluogo Varese avessero un riconoscimento ufficiale della loro importanza, un simbolo, che però assume grande importanza per una società che dà ai segni un valore quasi superiore alla realtà dei fatti.

In verità, Busto Arsizio e Saronno hanno bisogno di ben altro dall’Ente provinciale, ma ora è Varese che ha bisogno di Busto Arsizio e Saronno come non mai nei primi 80 anni della sua storia, se vuole continuare ad averne una, di storia, anche nel futuro.
Personalmente non credo che l’entrata del simbolo di Busto Arsizio in quello provinciale sia stata una mossa voluta dall’attuale Presidente provinciale bustocco Marco Reguzzoni per “elevare” Busto Arsizio, anzi, questo “segno” è da intendersi come la definitiva abdicazione di Busto Arsizio a pretese autonomistiche, come confermato dalle recenti dichiarazioni alla stampa di Gianfranco Bottini (FI), ex vicesindaco ed attuale consigliere anziano del Consiglio Comunale.

L’aver messo i due simboli delle città nello stemma provinciale resta un puro esercizio di marketing politico se non accompagnato ora da precisi passi nella direzione dell’avvicinamento tra nord e sud della provincia.
Servono concrete misure di intervento sul territorio in termini di mobilità, di politiche di sviluppo economiche, finanziarie ed imprenditoriali, di decentramento della burocrazia e di maggiore equilibrio nella gestione complessiva del territorio per poter realmente chiudere questo strappo che dura da così tanto tempo.
Il segno reale della concretezza di questa politica può essere uno solo: assegnare a Busto Arsizio, seconda città solo numericamente parlando per una manciata di abitanti, la condivisione amministrativa della Provincia, come ad esempio recentemente accaduto per Forlì – Cesena, e questo risulterebbe la miglior garanzia per tutto il sud del territorio provinciale dell’assunzione di una corresponsabilità oggettiva nella conduzione e per lo sviluppo dell’intera provincia.

Dal punto di vista dei costi e delle strutture questo sarebbe possibile in modo molto più facile ed economico rispetto ad altre iniziative assunte sul territorio nazionale (basti pensare alla quattro nuove province sarde che forse non vedranno mai concretizzato il loro percorso), perché già da almeno 30 anni Busto Arsizio si è dotata di tutte le infrastrutture per il passaggio a provincia in modo autonomo.
Questa nuova identità territoriale ed amministrativa aprirebbe nuovi scenari di sviluppo e permetterebbe di assumere una diversa prospettiva anche nel confronto con Milano e con l’area Metropolitana, rendendo più stabile l’Asse Malpensa-Saronno, che dal punto di vista dello sviluppo del territorio costituisce la traslazione dell’Asse del Sempione per quanto riguarda le vie di comunicazione e gli scambi di merci futuri, offrendo una concreta visibilità a tutto l’Alto Milanese.

La scelta dell’unificazione delle stazioni ferroviarie a Varese ed il raccordo FNM – FS (uso ancora le vecchie sigle per far capire a tutti) a Busto Arsizio permetterebbe di rendere omogenei i servizi di derivazione aeroportuale per Varese ed il resto della provincia.
È solo dalla messa in comune delle ricchezze del territorio e dalla soluzione delle conflittualità che si potrà passare ad una fase di progettazione del futuro complessivo della provincia di Varese e di tutto l’Alto Milanese verso una fase di rilancio competitivo ed innovativo di grandi prospettive.

Alessandro Berteotti

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