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Quanto maschilismo nelle parole di una donna

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1 Febbraio 2007

Egregio direttore,

ho letto con grande stupore la lettera della signora Cipolat in merito al caso “Veronica”.
La Cipolat è una giovane donna di 30 anni ed io, che ne ho quasi il doppio, mi chiedo dove abbiamo sbagliato noi donne, nel trasmettere a quelle più giovani il lungo percorso che è stato fatto sul cammino della libertà e dell’emancipazione delle donne.
Frasi tipo “Oggi più che mai confermo che sia superfluo evidenziare il buon gusto (o comunque il gusto) di Silvio per le belle donne… la prima l’ha sposata… le altre sicuramente da buon uomo italiano non disdegna di guardarle ed apprezzarle. Umano!”
È umano, è vero. Vale per Silvio, buon uomo italiano… ma vale anche per… Silvia, oppure per Silvia si usa un altro metodo di giudizio? Vorrei tanto conoscere la risposta della signora Cipolat.

E l’altra frase: «non c’è niente di più vero che l’essere infastidite dalla tanta stoltezza della scelta della Signora Veronica di affidare ad “un” giornale una “paranoia femminile” spinta al puro femminismo».
C’è una “grande presunzione” nel considerare stolta una persona di cui non si conoscono pensieri ed emozioni, il che è indice di grande superficialità nei giudizi, e non c’è nemmeno la giustificazione dell’età. 30 anni non sono pochi, e a 30 anni la signora Cipolat non può essere ignara dei complessi equilibri che reggono la vita di ogni coppia. Ma chi vive in coppia da 1, 10 o 50 anni lo sa bene che ci sono limiti che non si possono oltrepassare.
Ma veniamo ad un’altra chicca: «Se invece si vuol essere cinici e aprire il capitolo della “moglie tradita che non ne può più e si sfoga”… beh, non è mio pane nel senso che non mi interessa cavalcare quest’onda… lo lascio fare a chi ne fa suo pane per il gossip o per le caricature degli “Zelig” di turno…»
La moglie tradita che si sfoga… a parole… (banale stereotipo); purtroppo i mariti traditi, o che si ritengono tali, spesso si sfogano in modo ben più cruento, e la cronaca è piena di casi del genere.

Ma veniamo al meglio «Non siamo in tante, inutile negarlo. E la mia personale opinione è che non siamo in tante perché non è facile farlo nel modo più corretto, discreto e serio possibile. Mi spiego: è tanto facile proporsi… dove il proporsi è “riempire la scena con colpi di sole, sorrisi e presenza”. È facile perché fa piacere ai maschi e fa piacere anche alle stesse donne che hanno questo “palcoscenico” come sola finalità. Ma per fortuna da un palco si sale e si scende anche in fretta se al di là della bella cornice il quadro è pietoso. E per fortuna sono proprio gli stessi uomini ad indicare la porta d’uscita a chi punta ai riflettori e non ai contenuti. Insomma… sono le donne stesse il più delle volte a “farsi fuori da sole”!
GLI UOMINI? Ma perché lei, signora Cipolat, non ha mai saputo indicare la porta alle arrampichine-sorrisini? Aspetta che siano gli uomini ad indicare la porta?

Ed inoltre: «E a chi ci dice che forse siamo brutte ed ecco perché abbiamo concentrato tutto sul “cervello”… beh, insomma Caro Direttore… non lasci cavalcare quest’ultima ipotesi… sfoderi un paio di nostre foto (che so Lei ha) un po’ più carine di quelle accanto ai commenti di questa mattina, no?»
Conosco la signora Cipolat di persona, non mi pare così brutta, non dovrebbe crearsi tanti problemi per il suo aspetto, ma forse il “Caro Direttore” ha foto che noi non conosciamo ma che lei sa che Lei ha… strano giro di parole e di maiuscole; probabilmente Lei sa a cosa lei si riferisce, per cui, onde aiutare la nostra amica Cipolat a superare crisi e complessi, La prego di pubblicare le foto migliori della signora.

Ed ora arrivano le mie riflessioni. Era davvero tanto che non sentivo tante banalità racchiuse in poche righe, tanti luoghi comuni e tanto maschilismo nelle parole di una donna.

In quanto ha scritto la signora Cipolat non leggo l’orgoglio della “differenza” come valore, che arricchisce uomini e donne, ma l’omologarsi a stereotipi arcaici, ormai superati dalla storia.
Consiglio alla signora di riflettere sul proprio femminile e sul valore della differenza. Omologarsi al pensiero maschile equivale a riconoscere la… superiorità del pensiero maschile, e, di conseguenza, all’inferiorità di quello femminile.
Ci aveva mai pensato?
Distinti saluti

Ierina Dabalà

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