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Quattrocchi è morto da persona umile: non era un eroe, ma un italiano

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11 Gennaio 2006

Gentilissimo direttore,
mi permetta di rispondere alla signora Dabablà, la quale è intervenuta a gamba tesa sulla vicenda che riguarda il povero Fabrizio Quattrocchi.
Premetto che non faccio parte – personalmente – della schiera di coloro i quali lo considerano un eroe, e perciò la mia posizione sarà presumibilmente differente da quella del mio Partito, Alleanza Nazionale.
Fabrizio Quattrocchi stava lavorando in Iraq. Punto. Non era un soldato dell’Esercito Italiano, ma una delle tante guardie del corpo pagate per svolgere il proprio lavoro. E’ stato rapito e ucciso da un gruppo di “guerriglieri” – o forse la signora Ierina preferirebbe chiamarli “partigiani resistenti” – senza scrupoli che l’hanno giustiziato senza
pietà, come un cane.
Capisco lo stato d’animo della signora Dabalà: anche io ero contrario all’intervento Italiano in Iraq, ma questo non può giustificare un atto barbaro compiuto nei confronti di un Italiano, come me e come la signora Ierina, che si trovava in Iraq per lavorare.
Io personalmente non mi permetto di giudicare le scelte che Fabrizio Quattrocchi ha compiuto. Posso solo immaginare che la decisione di andare in Iraq a svolgere un lavoro difficile e pericoloso non sia stata presa a cuor
leggero, ma sia stata sofferta e dettata dalla necessità. E fa specie sentire le solite lezioni di morale da una “donna in nero” che evidentemente si sente solidale col mondo, ma mette da parte tutto il suo buonismo quando si tratta di “giudicare e condannare con sentenza inappellabile” un
Italiano. A dimostrazione del fatto che, come sempre, per una certa parte politica esistono morti di serie A e morti di serie B o C.
Fabrizio Quattrocchi non era un eroe, ma un Italiano. Una persona semplice e umile che è morta con dignità.
Gli si conceda almeno di riposare in pace. Quella pace che alla signora Dabalà è tanto cara, ma in nome della quale ella stessa giustifica atti vergognosi.
Un’ultima considerazione. Signora Ierina, per favore, ci risparmi i suoi giudizi taglienti e meschini sui “mercenari” che lavorano in Iraq: d’altronde, se lei ha mai lavorato in vita sua, tra una manifestazione in
nero e un’altra, immagino che non l’abbia fatto gratuitamente. Questo la rende un po’ mercenaria, suo malgrado. Tutto, ahimè, in questa società ruota intorno al lavoro e al denaro, con cui si acquista la merce… Ma non c’è bisogno che glielo dica io, cara signora: ci ha già pensato Marx in tempi non sospetti…
Distinti saluti

Stefano Clerici - Presidente Provinciale AZIONE GIOVANI Varese

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