Quelle idee “dalla parte sbagliata della storia”
25 Maggio 2005
Caro Direttore,
le polemiche epistolari devono durare il tempo necesario a chiarire alcuni punti e non dilungarsi troppo: é per questo che, dopo la bella lettera di Adriano Gallina, non ho molto da aggiungere. Ma un paio di sottolineature le devo, a Marzoli e Clerici, non fosse altro che per ripristinare alcuni elementi a beneficio dei lettori.
A Marzoli:
1) Il mio riferimento al passo di Gentile << Il fascismo é come la religione ... é uno spirito nuovo e una concezione totalitaria ...e deve perciò governare tutto il pensiero..>>, passo che esprime il suo essere organicamente fascista, ed il persistente atteggiamento di Marzoli a non entrare nel merito di questa questione giustifica ampiamente il dubbio che il Consigliere di AN non abbia problemi con concezioni totalitarie. Quanto poi ai rifondatori di ideologie condannate dalla storia…..polemicuccia ormai stantia.
2)La memoria di Marrone: la Circoscrizione ha finalmente apposto una targa, assolutamente anonima peraltro…., nel corso di una cerimonia avvenuta nel febbraio di quest’anno, dopo tutta una serie di pressioni che ho messo in atto dallo scorso autunno, dopo che in Consiglio Comunale la questione era da me stata richiamata nel febbraio 2004, dopo la delibera del Consiglio di Circoscrizione dell’ottobre 2003, dopo una mozione approvata dal Consiglio Comunale nel marzo 2003. Se questa si chiama “massima attenzione” riservata alla memoria di Calogero Marrone….
3) Sulle foibe ho avuto modo di intervenire, grazie a Varesenews, scrivendo, fra le altre, queste parole:
“Nessuno dovrebbe usare le tragedie delle vittime, facendo loro nuova violenza, per bassi fini politici attuali. Vale anche per le Foibe, la cui tragedia per anni é stata nascosta, sepolta sotto l’indifferenza e l’utilitarismo politico e che oggi va affrontata con rispetto e correttezza storica e politica. Di questo silenzio porta responsabilità certa “vecchia” sinistra italiana, che temeva che ammettere i crimini di una degenerazione pratica potesse mettere sotto accusa l’idea del comunismo, ne porta responsabilità la destra, che usava di quelle tragedie e di quei crimini non tanto per ricordare vittime precise e condannare precisi colpevoli, ma per avere un pezzo di giustificazionismo, di propaganda di parte. Oggi se ne parla perché tutto serve alle campagne “anticomuniste”, a quella riscrittura della storia spesso prossima alla giustificazione del nazifascismo come risposta all’avanzare del comunismo. Oggi anche i morti delle Foibe vengono buoni, strumenti di lotta politica che non c’entra con la tragedia da loro vissuta”. E’ per questo che non ho partecipato, se Marzoli si riferisce alla cerimonia di lunedì 14 febbraio, a Belforte, presieduta dal Presidente della Circoscrizione 5, non perchè per me esistano morti di serie A o di serie B, ma perché io non ho mai fatto politica giustificando uccisioni o utilizzando morti. Si può criticare chi portava e porta sul bavero la falce ed il martello, ma non si può cancellare la differenza con chi portava il teschio come simbolo.
4) Ultima cosa: non ho mai tenuto il conto delle presenze e delle assenze alle celebrazioni del XXV Aprile. Non so come si comporti il Consigliere Marzoli in questa giornata, ma penso che potrei rivolgermi a lui, qualora volessi sapere il “chi é” degli assenti.
A Clerici:
Non capisco perché Varese dovrebbe ricordare Sergio Ramelli, di cui Clerici scrive “un ragazzo sconosciuto ai più”, come non capirei che Varese dovesse ricordare Claudio Varalli, ucciso dal fascista Braggion, e Giannino Zibecchi, morto sotto le ruote di un mezzo dei CC nel corso della manifestazione che seguì l’uccisione di Claudio, nello stesso aprile del ’75. Se volessimo ricordare tutti i giovani e i non giovani che in quegli anni caddero, vittime dell’odio, della violenza, di strategie delle quali alcuni erano pedine spesso inconsapevoli, le nostre piazze diverrebbero cimiteri di lapidi. Occorre smettere di chiedere e votare intitolazioni che servono solo a poter dire “questo territorio lo controllo e quindi lo nomino coi miei riferimenti”, specie quando questi riferimenti sono esterni ed anche estranei al territorio su cui vengono calati. Occorre aprire un percorso di riflessione storica, ammettendo onestamente che, come nel ’45, non tutti i motivi erano nobili, non tutte le ragioni erano giuste, non tutte le idee meritavano rispetto: alcune erano e sono “dalla parte sbagliata della storia”. Occorre ammettere che il fascismo non potrà mai chiedere di essere posto sullo stesso piano dell’antifascismo. Clerici fa appello alla mia “intelligenza”, mi spiace deluderlo: io non credo si debba essere uniti in nome di una pacificazione nazionale che metta tutto sullo stesso piano. Non sono un ipocrita, rispetto le persone, ho pietà per le vittime, non ho analogo rispetto per le idee, tantomeno per le idee professate dal ragazzo Ramelli o dall’ideologo Gentile.



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