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Referendum, la vittoria di Pirro

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15 Giugno 2005

Egregio Direttore,

leggo oggi su molti giornali titoli e commenti tesi a dare un preciso significato ideologico all’astensionismo di domenica e lunedì scorsi. Non entro nel dettaglio delle singole analisi “a caldo”, ma -da umile lettore- vorrei solo sottolineare qualche aspetto che mi pare decisamente sottovalutato dalla maggioranza degli opinionisti.

Innanzi tutto mi sembrano quantomeno incaute le valutazioni, previste e prevedibili, di chi deduce l’esistenza di un largo e consapevole schieramento degli italiani in favore della legge 40. Cosa francamente poco credibile, visto che la legge in questione è ampiamente misconosciuta dall’opinione pubblica ed è tanto indifendibile da aver ricevuto critiche dagli stessi parlamentari che l’hanno votata. Forse sarebbe il caso di lasciare lavorare gli analisti per avere un quadro un po’ più preciso dei motivi del non-voto. Nella mia modesta cerchia di conoscenze, ad esempio, posso contare almeno una decina di persone che, rientrate a casa dopo la classica uscita domenicale e viste le notizie dei TG della sera che toglievano ogni speranza di raggiungimento del quorum (percentuali intorno al 14%), hanno desistito dal recarsi ai seggi. Non solo. E’ un dato di fatto che, da dieci anni a questa parte, nessun referendum ha raggiunto il quorum del 50%, il che denota un generale “disamore” degli italiani per questo strumento di democrazia diretta. Bene, se già una metà degli aventi diritto di solito non vota, come si possono trarre le conclusioni che trovo oggi sulle prime pagine di molti giornali, circa l’orientamento degli italiani sulla fecondazione assistita?

Per quanto i difensori della legge 40 si dichiarino soddisfatti e magari si sentano in qualche modo “vincitori”, c’è un fatto che non si può negare: il SI ha certamente perso ma il NO non ha vinto.

L’astensione mostra tutta la sua ambiguità perché è, per l’appunto, una non-decisione. L’esito del referendum è un semplice dato aggregato che sarà sicuramente oggetto delle più svariate e divergenti interpretazioni, ma che non potrà mai consentire ad alcuno di affermare con certezza quale sia stata l’opinione della maggioranza degli italiani.

Questo non causerà grandi mal di pancia ai politici, abituati a convivere con l’incertezza e la varietà delle interpretazioni dei fatti, però è davvero fonte di grande rammarico che una forza “etica” e non politica come la Chiesa Cattolica abbia deciso -pare sulla spinta di un sondaggio che dava i quattro NO intorno al 18%- di rinunciare al confronto. L’obbiettivo minimo è stato raggiunto: la legge non è stata modificata. Però oggi si scopre che ben il 10% dei non astenuti (il 20% per il quarto quesito) ha votato NO. Non sarebbe stato allora anche moralmente più utile, oltre che più corretto, un confronto vero tra le due posizioni? La vittoria delle tesi sostenute dalle gerarchie ecclesiastiche si è dimostrata possibile, almeno in alcuni dei quesiti posti, e quella sì sarebbe stata la dimostrazione della volontà degli Italiani ed il segno tangibile della forza morale della Chiesa di Roma.
Oggi, in realtà, nessuno sa se ha prevalso la consapevolezza o l’indifferenza, la paura della scienza o l’appartenenza politica, gli ideali o il menefreghismo, la fede o il puro calcolo.

È ancora una volta l’incertezza a farla da padrone.
La mancanza di certezze, ovvero il “relativismo”. Che sia stata una vittoria di Pirro?

Conforto Galli Claudio

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