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In ricordo di Papa Benedetto XVI

Generico 02 Jan 2023
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6 Gennaio 2023

Ora che si sono spenti i riflettori dopo i funerali del papa emerito Benedetto XVI, forse si possono fare considerazioni più pacate sulla sua figura, dettate non solo dall’emotività.

Nel suo testamento spirituale scritto nel 2006, cioè solo dopo un anno del suo pontificato, credo si possano cogliere i tratti della sua fragilità e umiltà, forse in contrasto con l’intransigenza mostrata in passato quando era stato al comando del Prefetto della Congregazione della Fede, con prese di posizione molto discutibili, soprattutto nei confronti di coloro che non erano ritenuti nel solco della più rigorosa tradizione.

Ma quello per cui passerà alla storia è il suo atto coraggioso e rivoluzionario, preso nella sua completa solitudine e responsabilità, la sua rinuncia al papato, considerato uno dei ruoli più prestigiosi e di potere della Chiesa cattolica. E’ innegabile che avervi rinunciato fa di Ratzinger un grande. Ha avviato di fatto una grande stagione di progresso con l’avvento di papa Francesco, con un governo collegiale della Chiesa, rafforzando il pontificato di Bergoglio. Anche i tentativi di alcuni piccoli burocrati della curia romana di emulare il ruolo di Giuda Iscariota, cercando di dividere la Chiesa, sono falliti miseramente.

Di fatto in questo periodo il ruolo del papa si è rafforzato con la presenza di questi due papi. Il primo che con le sue parole ha cambiato il cammino della storia e il secondo che con il suo silenzio ha reso più forte il ministero di papa Francesco.

Centrate quindi le parole elogio di papa Francesco: “Ha servito l’unità della Chiesa nel silenzio”. Chissà quante volte Benedetto XVI avrà esortato Francesco: “Vai avanti senza paura, riforma la nostra Chiesa, io sono sempre con te”.

La presenza di questo papa emerito ho profondamente rafforzato il governo della Chiesa, proprio con il suo silenzio che di fatto si era trasformato in consenso, garante delle iniziative messe in campo per rinnovarla, a cominciare dal Sinodo Universale.

Forse qualcuno non se ne è accorto ma in questi anni la Chiesa è stata governata da due papi, il primo con un ruolo attivo e il secondo con un ruolo che potrebbe sembrare passivo. Ora, con la morte di Benedetto XVI, anche papa Francesco risulta indebolito, più solo nel governo della Chiesa senza l’appoggio indiretto del papa emerito.

Sull’acclamazione del “Subito Santo” non vi è nessun dubbio. E’ ormai purtroppo una prassi consolidata che tutti i papi alle fine diventano santi, anche se sono stati comunque personaggi importanti della storia. Ma la Chiesa non si faccia ingannare dalle folle oceaniche delle celebrazioni dei funerali imperiali, non bastano queste celebrazioni a sanare la sua crisi profonda, a cominciare da tutte le inchieste sulle molestie sessuali del clero consacrato che andranno avanti in Germania e nel resto del mondo, Italia compresa, e che rappresentano un macigno sulla credibilità della Chiesa e del suo futuro.

Emilio Vanoni – Induno Olona

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