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Ridateci la capacità di indignarci!

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5 Gennaio 2005

Credevo che un giornalista dovesse tenere come cardine del proprio mestiere la capacità di smuovere le coscienze, di ribaltare i preconcetti, di mettere in discussione quanto si crede assodato dal sentire comune. Eppure quanto più mi soffermo all’ascolto di alcuni telegiornali o alla lettura di altri articoli, tanto più mi scopro cullato da un braccio suadente, che cerca di addormentare quel poco di coscienza critica che mi rimane.
Un uomo che viveva in strada, un barbone senza identità se non quella dei suoi occhi azzurri, è stato trovato morto di freddo in questi giorni a Milano. Il giornalista che ha dato la notizia nel telegiornale della sera ha speso gran parte del suo tempo a spiegare le condizioni di salute già alquanto malferme, la riluttanza ad essere identificato, fino al gran finale del “rifiuto al ricovero in pronto soccorso”, ciliegina per placare anche l’animo di una dama di San Vincenzo.
Ieri un’altra persona è caduta sotto i colpi della camorra a Napoli. Notizia doverosa da darsi, ma accento da porre soprattutto sul fatto che fosse un pregiudicato. Quel poco che basta a sgombrare la coscienza da ogni possibile indignazione, amarezza, rabbia.
Fede, Inzaghi e Maldini sono tornati salvi dalle Maldive. Quegli ex-paradisi potrebbero tornare accessibili, altrimenti le agenzie viaggi sono pronte a dirottare turisti inconsolabili su altre mete in tempi brevi.
Plachiamo la coscienza, ammorbidiamo le notizie spigolose, temperiamo la durezza di alcuni fatti che potrebbero essere troppo ostici per le nostre orecchie. Sembra questo l’imperativo di sottofondo che vigila sulle notizie che riceviamo e le filtra, le modella a suo piacimento.
Ho scoperto che avere una sana inquietudine è qualcosa che conviene. Perché chi è capace di inquietarsi ha già in sé il germe dell’azione, della risposta. Magari non crescerà subito, ma potrà mettere radici in un animo aperto a lasciarsi coinvolgere.
Non assimilateci a bambini che devono essere protetti dalla durezza della vita, ci rendereste solo più fragili e senza nerbo.
Ridateci questa capacità di indignarci e stupirci, di arrabbiarci per le notizie che riceviamo, presentate nel loro realismo, senza essere passate per alcuna censura ammorbidente.

Paolo Bossi

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