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Una riflessione storico-sociale sulla drammatica guerra in Ucraina

guerra ucraina
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28 Marzo 2022

Egregio Direttore,

mi permetto di disturbarLa per esprimere una semplice riflessione di carattere storico-sociale sulla drammatica guerra in Ucraina, che ci auguriamo finisca al più presto poiché foriera di gravi tragedie umane per tutti.

E’ superfluo ricordare la storia dei confini sempre variabili dell’Ucraina dal 1667, quando passò dal Regno di Polonia all’Impero Russo, al 1921, quando il governo bolscevico russo le attribuì l’attuale configurazione geografica, entrando a far parte dell’Unione Sovietica nel 1922, fino al 1991, quando con la fine dell’Unione Sovietica divenne uno Stato indipendente.

L’Unione Sovietica, la cui Armata Rossa è stata fondamentale per sconfiggere la Germania e la barbarie nazista, era un grande Paese certamente “illiberale” ma che garantiva al popolo le garanzie sociali gratuite (sanità, previdenza, lavoro, istruzione scolastica e universitaria a differenza della Russia di Eltsin), tuttavia la Russia oggi non è più l’Unione Sovietica, non rappresenta più alcun ideale per un mondo migliore poiché esprime un nazionalismo sovranista di stampo zarista, nazionalismo sovranista che in verità si sta diffondendo anche in Ucraina come già in molti altri Paesi dell’Europa dell’Est.

In Russia vi è un Governo autoritario con un capitalismo che avvantaggia i più ricchi, sorto senza regole sociali durante la drammatica era di Eltsin con mafiosi che hanno saccheggiato lo Stato e le risorse pubbliche con l’appoggio dei Paesi occidentali e degli Stati Uniti. Putin ha messo un freno alla criminalità dilagante e al saccheggio dello Stato reintroducendo alcune fondamentali garanzie sociali, circostanza che gli ha procurato un alto consenso popolare, anche se poi ha premiato i ricchi “oligarchi” che lo hanno sostenuto, abitudine propria dei politici occidentali, accentrando su di sé tutto il potere ed eliminando gli oppositori. I maggiori oppositori di Putin non sono i liberali di Navalny, una “elite” minoritaria della media borghesia delle grandi città, ma i comunisti, operai e contadini che rivogliono la sicurezza pubblica e sociale dei tempi dell’Unione Sovietica. Riguardo i molti casi di giornalisti “scomodi” per il potere assassinati in Russia noi in Italia dovremmo fare silenzio, considerando i numerosi casi analoghi (e irrisolti) qui avvenuti, da Mino Pecorelli a Ilaria Alpi.

Non a causa della tragica guerra in Ucraina però non dobbiamo esimerci dal criticare la società occidentale con tutte le sue contraddizioni e con tutte le sue ingiustizie civili e sociali, spesso volta solo all’arido e al vuoto profitto economico e materiale a qualsiasi costo umano a danno dei più deboli e della stessa Cultura, che rappresenta sempre la possibilità di unire i popoli e gli uomini e di superare le divisioni umane, poiché non produrrebbe alcun guadagno! E’ inaccettabile che se si critica la società occidentale, basata in gran parte sulla vuota bellezza esteriore e sull’arido guadagno economico e materiale, ora si viene additati come “illiberali” o come “Amici” di Putin!

La Solidarietà e l’accoglienza nei confronti degli “altri” esseri umani più deboli che hanno bisogno d’aiuto, oggi i profughi ucraini come anche i profughi provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, altre terre di povertà, di tragedie e di guerra, è un insegnamento umano che deriva dal Socialismo e dal Cristianesimo sociale (del quale Papa Francesco è l’espressione umana più alta e più profonda), non dall’arida ed egoista società occidentale.

All’aumento delle spese militari richiesto dalla N.A.T.O., mentre ancora incombe la grave emergenza sanitaria, con le precarie condizioni in cui si trovano le nostre strutture sanitarie, ha saggiamente risposto Papa Francesco: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono impegnati a spendere il 2% del P.I.L. per l’acquisto di armi come risposta a quello che sta accadendo. La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari ma un’altra impostazione, un modo diverso di governare un mondo ormai globalizzato, non facendo vedere i denti, e di impostare le relazioni internazionali. Il modello della cura è già in atto, grazie a Dio, ma purtroppo è ancora sottomesso al potere economico-militare”. (,,,) E’ ormai evidente che la buona politica non può venire dalla cultura del potere inteso come dominio e sopraffazione ma solo da una cultura della cura, cura della persona e della sua dignità e cura della nostra casa comune. Lo prova, purtroppo, la guerra vergognosa a cui stiamo assistendo”.

ChiedendoLe scusa per il disturbo colgo l’occasione per porgerLe i miei più cordiali saluti.

Alberto Morandi – Laveno Mombello (VA)

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