Riforma costituzionale, “io dico no ad An”
12 Giugno 2006
Egregio Direttore,
ho letto il confuso invito al voto, per il referendum, dei giovani di Alleanza Nazionale.
E’ evidente il loro imbarazzo e la loro difficoltà nel tentare di difendere una serie di modifiche costituzionali pasticciate e dilettantesche.
Con una riscrittura imposta dalla Lega agli allora alleati di governo, pena la rottura anticipata della coalizione.
E con una difesa d’ufficio, oggi, determinata dal ricatto della rottura del fronte di opposizione.
La riforma Calderoli-Nania, nata con un paio di settimane di discussioni, vuole stravolgere la Carta Costituzionale scritta, con un lavoro durato due anni, da persone come Amendola, Croce, Calamandrei, De Gasperi, Einaudi, La Malfa, La Pira, Moro, Nenni, Pertini, Saragat, Silone, Terracini, Togliatti, Treves, Valiani.
Basterebbe questo raffronto per chiudere ogni discussione.
Ma non è solo una importante questione di metodo.
Occorre leggere gli oltre 50 articoli della nostra Costituzione che sono stati riscritti con una operazione di stravolgimento impensabile in qualsiasi paese civile (ricordo che la Costituzione degli Stati Uniti d’America non ha mai subito, in più di 200 anni, un affronto simile).
Da questa lettura appare un disegno confuso e per molti versi contraddittorio, non a caso messo in atto da forze politiche che non avevano partecipato alla stesura del patto costituzionale e che ora intendono spartirsi fette della nuova repubblica.
C’è la finta riduzione dei parlamentari dal 2016, come specchietto per le allodole, vanificata dalla partecipazione al Senato – per altro senza alcun potere effettivo – di rappresentanti, retribuiti, di Regioni, Comuni, Provincie e Città Metropolitane.
C’è un Primo Ministro che, come nei peggiori regimi sudamericani, non deve più render conto nè al Presidente della Repubblica nè al Parlamento.
C’è un groviglio di competenze – fra deputati, senatori e regioni – che darà luogo a conflitti inestricabili di fronte alla Corte costituzionale.
Ci saranno 20 diverse forze di polizia regionali, 20 diverse forme di sanità regionali, 20 diverse organizzazioni scolastiche regionali: al di là di ogni considerazione sulla logica e sull’opportunità di questo spezzatino che indebolirà la nazione e farà ridere il mondo, i costi per questi 60 carrozzoni burocratici metteranno in ginocchio l’Italia.
Ci sarà una Corte Costituzionale che perderà la propria autonomia e verrà asservita ai partiti.
Si tratta, insomma, di un pasticcio in cui ciascuno ha preteso di portare a casa qualche vantaggio.
Non a caso gli stessi giovani nostalgici di Alleanza Nazionale scrivono, nel loro comunicato inviato a VareseNews che, in questa nuova Costituzione “si accenna spesso a termini come “federale” che accontenta il palato della Lega, ma anche una forte riproposizione dell’ unità dello Stato , come voluto soprattutto da Alleanza Nazionale”.
Basterebbe questo passo per dimostrare con quale mancanza di serietà, e disprezzo per il cittadino, sono state formulate queste confuse proposte di riforma.
E ancora, per finire, gli stessi giovani di AN ammettono che c’è “qualche dubbio sulla praticabilità del meccanismo”, ma rimandano – bontà loro – a possibili modifiche nel prossimo decennio.
Questa è la voluta confusione con cui si è affrontato il problema.
E mi chiedo, a questo punto, a chi possa giovare un paese messo in ginocchio, diviso disorientato.
Temo, in questo caso, delle svolte autoritarie che potrebbero trovare avvallo proprio in queste modifiche costituzionali.
Per questo voterò NO in modo convinto e responsabile.
Antonio Rubino
Gallarate



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