Riforma TFR: chi si accontenta gode?
7 Dicembre 2005
Caro Direttore,
lo scorso 24 novembre, il governo ha deciso di rinviare la decisione su un argomento che interessa tutti i lavoratori, ma che tocca in particolare i dipendenti del credito e delle assicurazioni, perché le aziende, in cui lavoriamo, sono gli attori principali: parlo della riforma del Trattamento di Fine Rapporto.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.
Il nostro Presidente del Consiglio ritiene che la riforma così come proposta dal Ministro del Welfare, Maroni, è un regalo in termini economici ai sindacati che poi potranno utilizzare questi fondi per attaccare l’operato del suo Governo.
Collodi insegna le bugie hanno le gambe corte.
Cosa prevede la riforma?
La riforma riguarda solo il TFR che i lavoratori matureranno dall’entrata in vigore della stessa.
I lavoratori potranno decidere se lasciare il TFR ancora in azienda o se versarlo nei Fondi nati dalla contrattazione di categoria o aziendale ed ai quali contribuiscono anche le aziende (Fondi Chiusi), oppure se aderire ai Fondi Aperti o ai Fondi Individuali Pensionistici (FIP), nel qual caso, però, l’azienda non verserà alcun contributo.
Parliamo di una cifra che si aggira intorno ai 13 miliardi di euro l’anno, logico che faccia gola a molti.
È risaputo che i soldi raccolti dai Fondi Chiusi, non rimangono in tasca al sindacato ma sono affidati alle assicurazioni, ed allora dove sta il problema? Il problema è quanto le assicurazioni possono ricavare: poco coi Fondi Chiusi, tanto con i Fondi Individuali. A tal proposito una ricerca del Dipartimento Welfare della CGIL ha stabilito alcuni dati interessanti, a parità di condizioni di partenza:
i costi medi per una polizza di durata 35 anni sono pari al 0,45% per i Fondi Chiusi; 1,30% per i Fondi Aperti; 2,30% per le Polizze Individuali;
il capitale maturato, sempre dopo 35 anni, è di 81.782 € per i Fondi Chiusi; 69.611€ per i Fondi Aperti; 58.050 per le Polizze Individuali.
Credo che questi dati non abbiano bisogno di commenti a fronte di maggiori costi i Piani Individuali rendono meno. In pratica coi Piani Individuali bisogna proseguire coi versamenti per altri sette anni per ottenere la stessa rendita dei Fondi Chiusi.
Sono chiari i motivi per cui la riforma, nonostante Berlusconi, si sia assentato dal Consigli dei Ministri, è stata rinviata al 2008.
Tutti nel governo si sono ritenuti soddisfatti. Si può capire Berlusconi che con il rinvio permetterà alla potente lobby delle assicurazioni di avere maggior tempo per tentare di modificare la riforma e che anche questa volta ha dimostrato di saper difendere i propri interessi. Non si capisce come possa essere contento il Ministro Maroni, che solo dopo 4 anni sembra essersi accorto del conflitto di interessi del Presidente del Consiglio, ed ha trascorso il 2005 ad annunciare l’imminente varo della riforma, e a minacciare sfracelli se non fosse stata approvata, per poi accontentarsi di un rinvio alle calende greche.
Chi si accontenta gode? In fondo il Ministro non ha perso nulla, salvo la propria coerenza, a rimetterci saranno solo i giovani lavoratori.
Per queste ragioni, nel futuro prossimo, il sindacato dovrà far capire alle nuove generazioni l’importanza di aderire ai Fondi Chiusi in tutti quei settori dove sono già presenti.



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