Saddam e le nostre ipocrisie
30 Dicembre 2006
Egregio Direttore,
a scanso di equivoci premetto subito che sono contrario alla pena di morte. Oltretutto ritengo che una condanna all’ ergastolo ( se scontato davvero ) sia una pena più pesante per chi si vede privato della libertà senza speranza di uscire vivo dal carcere. Detto questo mi sento indignato davanti alla ipocrisia italiana, vaticana, europea e di coloro che praticano lo sport dello sciopero del digiuno.
Tutti sappiamo chi fosse Saddam Hussein e conosciamo i crimini compiuti a danno dei suoi connazionali. Non c’ è stato uomo politico o partito che non abbia attribuito al dittatore iracheno la patente di assassino. Ora, però, che è stato giudicato e condannato da tribunali e leggi del suo paese ecco che i benpensanti occidentali (e qualche arabo) si fanno moralisti ad orologeria. Eppure negli USA , in Cina, a Cuba ed in altri paesi si praticano esecuzioni capitali ogni giorno. Tranne qualche accenno in talk show televisivi ( per tacitarsi la coscienza) non si vedono iniziative politiche, digiuni, condanne che anticipano e seguono questo macabro rito. Si tratti di dissidenti ai regimi o di poveri cristi nati e vissuti in un degrado familiare e sociale che li hanno condotti a meritarsi la pena di morte, non mi pare aver visto rumorose levate di scudi come in queste ore. Tony Blair per Saddam ha affermato che è contrario alla pena di morte. Bravo. Ma gli va chiesto quante volte ha presentato al suo amico Bush la stessa rimostranza. Idem per i commissari europei e per le gerarchie vaticane. E ammesso che lo facciano in forma riservata perchè non renderle pubbliche come fatto adesso? E giacchè mi trovo mi permetta di denunciare un’ altra ipocrisia anch’ essa praticata ad orologeria. Allorchè in Irak furono rapite le due Simone e la Sgrena, tutte rigorosamente di sinistra ed avversari di Berlusconi, si organizzarono cortei, proteste, fiaccolate. Sulla facciata del Campidoglio si esposero anche gigantografie. Le due gentili volontarie giunte in Italia addirittura non sentirono il bisogno di ringraziare il governo italiano. Ora nelle mani dei rapitori nigeriani vi sono tre nostri connazionali per la cui liberazione non si muove un dito nella platea teatrale della politica militante. Come definire questi due pesi e due misure?



Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.