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Sanità e Berlusconi, indignarsi è un obbligo

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19 Dicembre 2006

Egregio direttore,
leggo l’ennesima esternazione arrogante della presidentessa della Circoscrizione 5 Stefania Cipolat.

Capisco che il culto della personalità, in un partito come Forza Italia, sia indispensabile per fare carriera ma esiste un limite, il rispetto del prossimo, che perfino autentici adoratori di Berlusconi, come Emilio Fede, Sandro Bondi o Paolo Guzzanti, si sforzano di non superare mai.

Nei cinque anni del governo del centrodestra la sanità è stata caratterizzata da sottofinanziamento, allungamento dei tempi di attesa per le prestazioni, cinque scioperi dei medici, contratti bloccati, blocco degli investimenti per l’edilizia e le tecnologie e allargamento, per quanto riguarda la qualità dei servizi, della forbice tra Nord e Sud del Paese.

Non è, quindi, strano che Berlusconi, consapevole dello stato in cui ha lasciato la sanità, preferisca, lui che può, andare a farsi curare all’estero.
Era già successo a novembre quando, per una semplice operazione al menisco, andò in Belgio dal prof. Martens.
Risuccede ora per un’operazione che, a quanto si dice, è assai più delicata.
Del resto anche Bossi, dopo l’ictus, preferì l’ovattato ambiente di una clinica svizzera a quello dell’Ospedale di Circolo dell’amata Varese.
Prendiamo atto che alla signora Cipolat questi fatti non fanno senso ma pretendere che comuni cittadini ASL-assistiti, come la signora Lattuada, stiano buoni e non si indignino è francamente troppo.

Se alcuni politici italiani non hanno fiducia nella sanità italiana, come possono averne coloro che non hanno la possibilità di scegliere dove farsi curare?
Mi permetto solamente di ricordare che, in passato, anche il presidente Pertini e il presidente Ciampi furono costretti a mettere il bypass. Entrambi, tuttavia, si fecero ricoverare a Roma.
All’estero è una prassi normale che i politici, per quanto illustri, abbiano fiducia nei rispettivi sistemi sanitari nazionali. Fu così per Bill Clinton quando subì un intervento di quadruplo bypass e per Tony Blair quando fu sottoposto ad un intervento per normalizzare un battito cardiaco irregolare.

In Italia, purtroppo, alcuni rappresentanti del popolo sono abituati a predicare bene e a razzolare male: esaltano ogni giorno, come succede qui in Lombardia, l’eccellenza delle cure sanitarie ma loro preferiscono farsi curare all’estero.
Bella coerenza!
Ciò detto, anche noi DS, naturalmente, auguriamo al Cavaliere una pronta guarigione.

Fabrizio Mirabelli - Segretario DS Varese

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