Scuola, serve sviluppare l’intero sistema educativo e culturale
29 Settembre 2005
Caro direttore,
riflettendo sull’intervento di Lucio Garofalo del 19 settembre “Un’altra scuola è possibile”, mi sovvengono due considerazioni nel merito dei ragionamenti da lui sviluppati.
In primo luogo, se sono d’accordo sulla dura critica alla riforma Moratti e alla logica aziendalista che la ispira, mi sembra che non si possano sottacere gli errori commessi precedentemente dal ministro Berlinguer, perché a mio avviso si è mosso in una logica tutt’altro che condivisibile.
Sottolineato questo aspetto per amore del vero e per non cedere alla demonizzazione che vede l’albero e non la foresta, ovvero la subalternità della sinistra moderata all’egemonia del neo – liberismo e al processo di mercificazione dei beni pubblici che lo caratterizza, è la pars costruens del ragionamento di Garofalo che non mi convince.
Trovo, infatti, riduttivo, economicistico e corporativo parlare di rilancio della funzione della scuola e dell’educazione individuando quale panacea per tutti i mali quello della rivalutazione economica degli insegnanti italiani, “che risultano i più sottopagati d’Europa”.
Siamo convinti che sia questo davvero il problema reale? Proporre un salario europeo può essere al contempo accattivante e demagogico, valutato che l’essere in Europa non ha cancellato le differenze tra le varie realtà economiche che la compongono.
Per cui se fosse così semplice e naturale, perché non chiedere per tutti i lavoratori italiani un salario europeo e non solo per gli insegnanti? E ancora, se vi fosse un salario europeo, perché ad esso non dovrebbe ambire un lavoratore od un insegnante portoghese e non solo il lavoratore o l’insegnante italiano? Pertanto, credo che un discorso alternativo sul terreno dell’educazione e della scuola non possa prescindere dall’analisi impietosa sull’arretratezza culturale del nostro paese svolta da Tullio De Mauro in “La Cultura degli Italiani” e sull’individuazione di alcune linee guida aventi come obiettivo quello di elevare innanzi tutto il livello culturale del nostro paese.
Lo sviluppo di un sistema di educazione e formazione permanente per tutto l’arco della vita e l’elevazione dell’obbligo scolastico con gradualità sino ai 18 anni, nonché lo stop alla privatizzazione del sistema universitario e una sua feconda rivisitazione, mi sembrano le strade urgenti da percorrere, se si vuole conservare e riaffermare il ruolo primario e centrale della scuola pubblica nel nostro paese.



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