Se l’assessore Bruno Torricelli sa, parli
4 Novembre 2005
Il 25 aprile 1945 un reparto di giovanissimi militi della contraerea della Malpensa, guidato dal sergente Mario Onesti si dirigeva verso Oleggio. Intercettati dai partigiani della brigata di Moscatelli, si difendono come possono. Alla fine il cappellano partigiano, Don Enrico Nobile, invita i militi ad arrendersi. Avranno salva la vita e un salvacondotto per tornarsene a casa. Il sergente interpella i suoi giovanissimi militi, poco più che adolescenti, e decide di accettare. Qualcuno non si fida e riesce a fuggire, ma undici, col loro sergente, si consegnano e, alle 18,30, si redige un verbale dell’accordo. Ma i partigiani non hanno nessuna intenzione di rispettare il patto e il giorno dopo, 26 aprile, i ragazzi vengono trattenuti prigionieri nelle segrete del castello di Samarate (Villa Montevecchio), dove vengono sottoposti a indicibili torture. E il giorno dopo ancora, 27 aprile, alle 8 di mattina vengono caricati su un camion e portati sul luogo del supplizio. Il prete che avrebbe dovuto essere garante dell’accordo è impotente e può solo impartire una frettolosa benedizione. Poi la fucilazione. Tutti offrono il petto ai fucilatori. Si ode qualche grido di “Viva l’Italia”. Non sazi gli aguzzini infieriscono sui corpi degli uccisi, anche ficcando ombrelli negli occhi dei morti. Dopo questo breve ma significativo racconto è vergognoso che l’assessore alla pubblica istruzione intervenga affermando “vennero fucilati dopo un processo popolare”, se sa parli altrimenti si astenga da commenti frutto di rigurgiti umorali frutto di reminescenze comuniste. Le affermazioni di Torricelli confermano il legame di fede comunista che aggrega l’amministrazione Solanti che oggi vuole rimediare installando un monumento nel luogo dell’eccidio apponendo la scritta “Samaratesi unanimi a difesa della costituzione e nel ripudio della guerra”, vuole forse essere un monito visto che si parla di “processo popolare” ?!? Noi crediamo che dietro questa frase ci sia un doppio senso e che meglio sarebbe apporre quella scritta che già l’amministrazione Venco decise “Poiché il sangue dei vinti e la tragedia della guerra civile siano di monito per le future generazioni”, e che ben prontamente Solanti e C. hanno ben pensato di cancellare per poi oggi riproporre come soluzione ad una “spina nel fianco nella gloriosa lotta di resistenza combattuta anche a Samarate” così come definita dal Sindaco, guarda caso dopo l’avvio di un’inchiesta in procura. Poco interessa se l’assessore alla Pubblica Istruzione afferma che “non ci sono documenti a riguardo, nemmeno sappiamo con certezza quanti furono i condannati a morte”. Sicuramente non esisteranno nemmeno i documenti a testimonianza di chi si è arricchito dopo il 25 aprile, magari partigiani arricchiti dai beni lasciati sul luogo da truppe repubblichine in ritirata. Beni del popolo ma che il popolo non a più rivisto, se non pochi, chissà quali eletti. Rimaniamo della nostra idea, ovvero, la verità porti ad un’unica riflessione: che gli italiani tutti siano ora e sempre fratelli e genitori dei loro eredi, perché l’Italia e tutto l’Occidente solo alla luce di tale solidarietà sopravvivranno all’assalto diretto dal fanatismo strumentale contro la pacifica convivenza dei popoli. Nella speranza che nella memoria rimangano impressi tutti coloro che sono morti in maniera brutale e disumana… non solo alcuni ! …vero assessore alla “Pubblica Istruzione” ?!?



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