Se l’operazione salta, la colpa non è dell’infermiere…
24 Ottobre 2005
Da Infermiere impegnato sia professionalmente che sindacalmente gradirei rileggere la storia raccontata dal Sig. Gavioli nel tentativo di apportare un po’ di chiarezza e verità, che dalla lettera purtroppo non emergono, lasciando trasparire al lettore comune, una realtà completamente distorta che vedrebbe gli Infermieri fannulloni e i Medici assolti da ogni responsabilità.
In sostanza nella lettera si legge il punto di vista del paziente e ciò che gli è stato riferito dal medico che l’ha preso in cura, oltre che informazioni da fonte sconosciuta sull’identità di quel personale sanitario seduto a conversare proprio fuori dalla sala operatoria.
Dapprima chiederei al Sig. Gavioli perchè non si è rivolto personalmente per chiedere delucidazioni, alle persone sedute fuori dalla sala operatoria, da lui ritenute responsabili del suo mancato intervento chirurgico.
Avrebbe scoperto che tra loro potevano esserci anche chirughi (i camici in S.O. non permettono la distinzione della funzione); che quel momento di “pausa” era il primo dopo una snervante mattinata di lavoro iniziata alle 7,00; che di coordinatori ve n’è solo uno e la sua funzione è estremamente necessaria per il funzionamento della sala operatoria. Ma ancora, avrebbe scoperto che il suo rinvio non sarebbe stato imputabile alla mancanza di infermieri in servizio, bensì all’indisponibilità del chirurgo, visto che nel pomeriggio corrono tutti all’attività privata negli studi convenzionati e non, ben più remunerativa dell’attività istituzionale. Oppure, cosa non infrequente, che al suo posto è stato operato un paziente in regime di Libera Professione o un paziente in cura da un medico più “importante” di quello a cui il Sig. Gavioli era in cura.
Avrebbe scoperto così che la scusa della “carenza infermieristica” è utilizzata a sproposito e convenientemente per mistificare ben altri interessi.
Ricordo che il programma della seduta operatoria è firmato dal Primario al quale viene imputata la totale responsabilità. Nel redarlo, egli valuta i casi urgenti, quelli indifferibili, quelli programmati e le presenze dell’organico di sala operatoria (anestesisti, chirurghi, infermieri, operatori tecnici). Se solo un’anello della catena viene a mancare, la sala operatoria non può funzionare.
Ricordo anche che il lavoro in una sala operatoria per quanto riguarda il personale Infermieristico, non consiste solo nel periodo di effettiva seduta operatoria, ma necessità di un’accurata preparazione e di un conseguente ripristino della strumentazione per consentirne l’utilizzo in caso di interventi d’emergenza durante la notte.
Non ultimo va detto che non compete agli infermieri e neppure al loro coordinatore la sospensione di un’intervento chirurgico. Tale prerogativa compete esclusivamente al chirurgo.
Pertanto invito il Sig. Gavioli a recarsi presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) dell’Ospedale di Circolo di Varese per esporre la propria lamentela e chiedere la motivazione ufficiale del suo mancato intervento.
Augurando al Sig. Gavioli una pronta guarigione, ringrazio Lui e la Vostra Redazione per averci dato l’opportunità di chiarire gli aspetti sconosciuti della nostra professione e quelli meno onorevoli ma astutamente tenuti nascosti di un altra professione, quella medica, che a noi Infermieri non possono celare.
Nota della redazione
La redazione di Varesenews, seguendo il consiglio del rappresentante sindacale, ha cercato di far luce sulla questione e si è rivolta all’Urp dell’azienda ospedaliera varesina.
La vicenda, però, è coperta da segreto per tutelare la privacy del paziente: l’Urp si attiverà solo e nel momento in cui arriverà una richiesta scritta da parte dello stesso paziente.



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