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Senatori a vita

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28 Novembre 2006

Egregio direttore,
notizie delle ultime ore.
Il senatore Francesco Cossiga, con un colpo di scena, ha presentato le sue dimissioni da senatore a vita, carica che gli deriva dall’ essere stato Presidente della Repubblica. L’emerito parlamentare ha anche proposto di far cessare le nomine a vita. Qualora la proposta divenisse effettiva sarebbe sicuramente condivisa da moltissimi italiani. L’ art. 59 della Costituzione prevede:” Il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per ALTISSIMI meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario.”. Di questa prerogativa forse alcuni capi dello Stato ne hanno fatto un uso improprio. A partire proprio da Cossiga il quale nominò alla carica perenne il suo amico Giulio Andreotti. Mi piacerebbe conoscere ” gli altissimi meriti ” di questo inossidabile personaggio. Senatori a vita furono nominati anche Emilio Colombo e non molto tempo fa anche Giorgio Napolitano, nominato da Ciampi.Sembra che se la cantino e se la suonino fra di loro. Saranno stati anche bravi politici ma hanno fatto il loro dovere e non dispongono delle prerogative volute dalla Costituzione. Diverso è il caso di altri senatori a vita quali Arturo Toscanini, Eugenio Montale, Eduardo De Filippo, Carlo Bo, Rita Levi di Montalcino ed altri benemeriti. Fu dato anche il privilegio a vita a Gianni Agnelli: per quali meriti? Fu un ottimo industriale. Ebbè? E che ne facciamo di coloro che hanno servito lo Stato ricavandone morte ed invalidità, o di altri emeriti imprenditori che con grandi sacrifici hanno creato aziende e senza beneficiare dei lauti contributi che per decenni sono stati elargiti alle aziende della famiglia Agnelli ? Senza parlare, poi, degli ex presidenti della Repubblica, che cessato il mandato siedono a vita nei banchi del senato, diventano parlamentari di parte senza essere stati eletti, si schierano con una parte politica e non rispondono a nessuno del proprio operato ( a volte determinante). Perciò bene ha fatto il presidente Cossiga a chiedere la fine di un arcaico istituto. E meglio farebbe se desse per prima il buon esempio e di dimettesse davvero.

Giovanni Mele – Luino

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