Siamo tutti latinisti
10 Gennaio 2007
Il Segretario della Lega Nord di Saronno fa un po’ di confusione, evidentemente senza conoscere bene i provvedimenti dell’Amministrazione.
L’Associazione Culturale Islamica di Saronno, invero, ha ideato dei corsi di lingua e cultura araba per i figli degli immigrati, con corsi anche di italiano per immigrati e di lingua araba per italiani. Preparato il proprio programma, ha semplicemente chiesto al Comune le aule per svolgere questi corsi, la domenica mattina.
Nell’àmbito di un vero spirito di sussidiarietà, l’Amministrazione, riconosciuta la bontà dell’iniziativa, anche ai fini di una concreta integrazione, che si accompagni alla conoscenza di una cultura diversa dalla nostra, si limiterà a reperire questi spazi. Al Comune, ciò non costa nulla, non v’è alcun finanziamento municipale con “soldi trovati nel cassetto”; l’organizzazione e la gestione dei corsi, come detto, è dell’Associazione Culturale Islamica ed i corsi saranno liberi ed aperti a chiunque: magari sarà l’occasione anche per me di riprendere lo studio della lingua araba, dopo un anno intenso agli ormai lontani tempi dell’Università (avevo imparato discretamente a leggere e scrivere in quell’alfabeto elegantissimo e complicato) e per il Segretario della Lega di tornare sui banchi, in adesione al noto principio aristotelico di tradizione occidentale primum scire, deinde philosophari…).
Analogo comportamento l’Amministrazione avrebbe se altre Associazioni di stranieri, latinoamericani, rumeni, ucraini, filippini e chi più ne ha, ne metta promuovessero simili attività: è proprio vero che la conoscenza delle lingue, delle abitudini, delle culture, delle arti, dei cibi di altri Paesi del mondo costituirebbe un potente mezzo per imparare a convivere ordinatamente.
Impàri, dunque, la Lega Nord da questo buon esempio: il giorno in cui un’Associazione proponesse corsi di lumbàrd, il Comune avrebbe la medesima sensibilità; sempreché – a mio modesto avviso – si tratti di cultura e di lingua saronnesi, cioè dal dialètt da Sarònn, non di qualche variante vagamente bosina o di milanese, che hanno le loro specificità: sarei il primo ad iscrivermi.
Il lumbàrd, in sé e per sé, non esiste; è un notevole fenomeno linguistico che si disperde in un’infinità di accezioni, di pronunce, di scritture; già il dialetto di Saronno differisce sensibilmente da quello di Cassina Ferrara… Per non dire da quelli di Turate o di Busto Arsizio o di Legnano; l’articolo determinativo singolare maschile a Saronno è ul, a Milano èl, a Busto Arsizio ól, nel pavese al… Lo zucchero a Saronno è ul sücar, a Solaro ul tsücar, a Milano èl sücher… In tale felice ed affascinante babele, l’approccio alla materia sarebbe complesso e, comunque, necessariamente storico-comparativo, con libri di testo adatti alla bisogna, non la Grammatica Bosina (a Saronno non siamo busìtt), ma piuttosto l’insuperabile, monumentale “Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti ” di Gerhard Rohlfs (un tedesco!): ogni italiano e lombardo ben nato dovrebbe averne copia nella propria biblioteca, per scoprire l’enorme ricchezza dei nostri dialetti (non mi vergogno di chiamarli così, anzi, ne esalto il valore di linguaggio popolare e non solo paludatamente letterario o burocratico), che sono espressione della sedimentazione operosa del latino sulle lingue prelatine della pianura padana e della trasformazione della lingua universale dei
Romani nelle lingue romanze che ancora oggi parliamo.
Volenti o nolenti, che si parli in milanese o bergamasco o fiorentino o napoletano o pugliese o siciliano (come pure in castigliano o catalano o retoromancio o francese o gallego o provenzale o moldavo o portoghese o creolo o québecois), siamo ancora tutti inconsapevoli latinisti…
Buona lettura.



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