Sono solo “aliti adolescenziali”
26 Ottobre 2006
Gentile direttore,
non ci conosciamo di persona, sono un collega
che opera in ambito internazionale. Ho letto quanto ha scritto e quanto, suo malgrado, ha ricevuto come risposta ai “graffitari” delle strade (http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=5845, ndr). Non mi sento di entrare in questioni etiche o deontologiche che poi, lei lo saprà bene, cambiano a
seconda di tempi e latitudine geografiche, sociali e, non da ultimo, politiche. Non condivido, pur rispettandolo, quanto scrive l’amico al suo direttore, ma la mia è solo un’ opinione personale. L’analisi di un fenomeno sociale ha lo scopo di registrare ciò che già è in essere, ciò
che esiste. Chi ha il “vezzo” di scrivere sulle strade non si cura, con tutto il rispetto per lei e lo specifico suo lavoro, di un articolo di un giornale e questo indipendentemente dalla grandezza di un giornale o
dal fatto che sia cartaceo oppure online.
Scrive, che se ne parli o meno. Attiene ad un fatto di costume, di educazione e in ultimo di “aliti adolescenziali” per scomodare Pasolini. Non ravviso nelle sue parole nemmeno la volontà di creare un fenomeno. Tutto il mondo è paese e l’etica sull’informazione, apprezzabile nelle intenzioni come nel caso specifico, sarebbe discorso di troppe parole. Altro problema sollevato pare essere il titolo e forse questa è l’unica cosa che posso condividere ma resta il fatto che il resto della cartella porta tutto in pari limitandosi a registrare un fenomeno. Ha fatto il suo mestiere. Tempo addietro, nei miei trascorsi
lavorativi romani, venne fuori un argomento simile in relazione al “tifo violento” all’Olimpico da parte di alcuni minorenni. Con il maggior quotidiano della capitale abbiamo fatto un ampio servizio in merito intervistando anche gli spavaldi aggressori. Domanda: era lecito? Avrebbe creato emulazione in chi, pur di finire sul giornale, era disposto a lanciare altri seggiolini dalla curva nord dello stadio? Davvero il principio motivante di quei ragazzi era “lanciamo seggiolini che poi finiamo in cronaca”? Forse gli alti motivi ispiratori di quei
gesti erano e sono altri.
I giornali raccontano, non istigano a nessun tipo di gesto. Non è un problema dell’informazione quanto appena detto, noi le cose le registriamo il giorno dopo, non quello prima. Attiene ad una morale che non va certo insegnata sulle pagine di un quotidiano. Lei registra un fatto: alcuni scrivono per le strade. Altri mandano
lettere al direttore. Ma questa è un’altra storia, un’altra pagina. Stia bene e sia sereno. Sulla coscienza non avrà nessun fanciullo con macchina fotografica o spray intento a scrivere, al limite, dovesse averlo scritto lei, solamente il titolo del suo pezzo.
Cordialmente
Simone



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