Specchio dei tempi: la televisione
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29 Aprile 2021
Chi di noi non si è addormentato almeno una volta davanti al televisore? Fra le mura domestiche l’unico oggetto che non consideriamo un ospite, è la televisione. Al contrario degli altri elettrodomestici, essa ci parla, informa , rallegra, annoia e tiene compagnia, portando nelle nostre case quel mondo fatto d’immagini e notizie che non conosceremmo mai. Un tempo era la radio ad informarci di quanto accadeva. Poi, sul finire degli anni 40 del secolo scorso, da un piccolo paese della Pennsylvania si diffusero nel pianeta le prime ricezioni del segnale televisivo “ via cavo”. Un principio che si consolidò nel 1962 con le prime trasmissioni via satellite che progredirono dal ’95 con ciò che, grazie alla diffusione di satelliti di nuova generazione, portarono a quella che oggi è la rivoluzione digitale. Le guerre del XIX secolo sono raccolte nei libri di Storia. Filmati in bianco e nero con immagini dello sbarco in Normandia e trincee scavate nella neve parevano ammonirci sul quadro di sfacelo ereditato dai conflitti che precedettero la liberazione del ’45. Pensavamo che il 25 Aprile segnasse finalmente il termine della “pazzia”: ci ha risvegliato l’11 Settembre dal sogno di un mondo migliore. Potremmo dire che, da quel giorno, è stata la televisione a portare ovunque la globalizzazione del terrorismo. Un tempo le guerre venivano dichiarate: oggi colpiscono a tradimento. In Italia le prime televisioni si diffusero agli inizi degli anni ’50. Poche famiglie le possedevano ed erano per lo più i locali pubblici a convogliare la gente. Film, telegiornali, festival, “ Lascia o raddoppia” sceneggiati di ottima fattura ( Canne al vento, l’Idiota e Graziella ) erano i programmi più seguiti. Per i bambini iniziava la TV dei ragazzi con telefilm della serie Rin tin tin, Tarzan e Lassie. Prima un canale, poi due, poi tre e via….. Oggi, grazie anche all’informatica, vediamo di tutto e potremmo dire che è lo schermo che scandisce la vita : ci permette di lavorare da casa, scaricare da un telefonino il clamore di una festa o le sequenze di uno scippo. Possiamo assistere ad una lezione senza vedere “fisicamente” il professore, partecipare ad un convegno e dialogare in tempo reale con chi sta correndo sul Ponte di Verrazzano. In un’era di continuo progresso è comunque ancora la televisione il mezzo di informazione più seguito. Sono le immagini televisive con la voce degli inviati a dare il giusto significato alle notizie. La guerra in Iraq, il naufragio di un barcone o la visita del Papa alle zone terremotate, possono avvenire in silenzio. Così la visione di un bimbo “ addormentato” sulla riva del mare. Il commento e il silenzio, attraverso lo schermo, rappresentano sempre un confronto con lo spettatore: un modo di arricchire la notizia fino a trasformarla in turbamento, insegnamento…. Ogni giorno, accanto a forme d’intrattenimento “leggere”, la televisione propone servizi difficili da commentare per la crudezza o la commozione che suscitano; come quella divulgata dai telegiornali a metà novembre di qualche anno fa, relativa alle ultime volontà di una ragazzina inglese, la quale, per mezzo di una lettera spedita ad un Giudice dell’Alta Corte di Londra, chiedeva di essere ibernata dopo la morte. J.S., queste le iniziali della quattordicenne, sapeva di essere condannata da una grave forma di tumore. Noi non abbiamo conosciuto quella ragazzina: è stato lo schermo televisivo ad inviarci l’immagine del suo volto al termine della vicenda. E’ stato l’inviato nel capoluogo britannico a domandarsi: ”perché una ragazzina che ha già sofferto per la malattia e la separazione dei genitori, desiderava continuare a vivere? Quali sono le motivazioni? Dove nasce la sua determinazione e quali speranze riponeva in un mondo che l’aveva già respinta?” Domande che rimarranno senza risposta, ma che confermano come, anche chi non conosce ancora la vita, la ami e cerchi con ogni mezzo di rimanere nel “ gruppo”. La televisione, come tutte le cose, non è perfetta. Ci sono trasmissioni molto belle, documentari e programmi distensivi: ma c’è anche il vuoto. Tavole rotonde, tavole quadrate e salotti infarciti di personaggi che non conoscono a fondo il vero senso della vita, ti costringono spesso a cambiare canale. Una delle notizie più amare diffuse dalla televisione è quella delle persone anziane e dei bambini maltrattati da chi, invece, dovrebbe proteggerli. Perché non se ne parla come si dovrebbe? Perché non s’invoca una legge che ponga finalmente fine a queste notizie disarmanti? Talvolta, chi va in televisione, lo fa solo per apparire e cercare visibilità. Un altro aspetto, a mio parere, è l’eccessiva pubblicità: interrompe servizi, interviste, sceneggiati, film, e partite.”90° minuto”, la domenica , sembra un Carosello ( quando ti alzi dalla poltrona profumi di ammorbidente…). La pubblicità violenta l’immagine festosa dei tifosi e la sofferenza di un calciatore a terra dolorante; spezza l’incanto di un film e l’innocenza di una gara canora tra bambini: insomma ce n’è per tutti! La Rai percepisce già il canone: lasci alle strutture sociali bisognose il guadagno della pubblicità. Per molte persone, soprattutto in questi lunghi mesi di pandemia, la televisione è una fedele compagna. Lo è per gli anziani, gli ammalati e per chi è rimasto solo. E’ triste sapere di gente trovata morta accanto al televisore. Accade spesso di sentire notizie come quella apparsa ieri su un quotidiano : “ Non la sentivano da giorni: anziana trovata morta davanti al televisore acceso…”. Non è la prima volta che accade e non sarà l’ultima. Storie così ci insegnano che dobbiamo correre ancora per comprendere cos’è la socializzazione e per cancellare i binari dell’emarginazione. Fin dalle sue origini, l’uomo, come gli animali, ha cercato di vivere con gli altri. Aveva compreso che, solo in gruppo, si partecipa a quello che è il destino comune. A distanza di migliaia, forse milioni di anni, la Storia insegna che, per molti esseri umani, il “gruppo” è la solitudine, specchio deformato di una società che corre. Corre, per salvare, proteggere, ricostruire e combattere…senza accorgersi di chi, stanco di sognare, si addormenta al buio: davanti alla televisione.
Fernando De Maria



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