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Strabismo in banca e pressioni commerciali

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5 Giugno 2006

Egregio Direttore,

oggi vorrei sottoporre all’attenzione dei suoi lettori quanto sta accadendo in B.P.U., ma discorso analogo potrei fare per UNICREDIT, BANCA INTESA, SANPAOLO IMI o qualsiasi altra banca del nostro sistema creditizio.

A proposito B.P.U. sta per BANCHE POPOLARI UNITE, che per il territorio di Varese vuol dire CREDITO VARESINO, BANCA POPOLARE LUINO VARESE, BANCA POPOLARE DI BERGAMO, BANCA POPOLARE COMMERCIO INDUSTRIA.
Prima o poi una riflessione sugli ultimi 15 anni delle banche in Italia andrà fatta, perché in questi anni pur non cambiando sedia, scrivania e mansioni molti colleghi hanno cambiato 2 o 3 aziende.

Ma torniamo al nostro caso, alla B.P.U., i cui impiegati in questo periodo stanno soffrendo di uno strano caso di strabismo. Infatti, se leggono i giornali, vedono che la loro azienda, al pari di tutte le altre banche, annuncia aumenti degli utili con percentuali a 2 cifre, segno che le cose vanno bene, segno che il proprio lavoro non potrà che essere riconosciuto. Invece, poi, vivono in un ambiente di lavoro che, dal capo filiale fino all’ultimo addetto, dicono pesante.

L’azienda mette a disposizione dei propri dipendenti strumenti che definisce d’aiuto, ma che poi, al lato pratico, rivelano la loro natura: quella di permettere un velato controllo a distanza e neanche tanto velato altrimenti non si spiegherebbero le telefonate del tipo:

“Ciao Pippo guarda che sei un po’ scoperto sul tal prodotto. Come mai? Non credi sia valido? Ah sì beh comunque va venduto, altrimenti quella è la porta”

Ebbene sì oggi in banca si vendono prodotti, peccato che questi vengano calati dall’alto, senza mai indagare se in quella filiale, in quel territorio, esistono clienti per quel prodotto.
Se queste sono le pressioni, o forse sarebbe meglio chiamarle minacce, che subisce l’ultimo degli addetti commerciali non riusciamo ad immaginare come venga istruito chi sta ai livelli superiori, d’altronde è una legge delle fisica: l’acqua, si sa, scende a valle.

Eppure noi, che siamo profondamente idealisti o ingenui, ci ricordiamo che i nostri grandi manager hanno sottoscritto il PROTOCOLLO SULLO SVILUPPO SOSTENIBILE E COMPATIBILE, e che pubblicamente riconoscono l’importanza delle risorse umane, ma probabilmente o scelgono male i loro collaboratori oppure non sono abbastanza chiari nell’inviare i messaggi su come motivare il personale.

Come FISAC-CGIL di Varese non vogliamo mettere in discussione la possibilità e la necessità che le banche facciano profitti, ne andrebbe logicamente anche dei nostri interessi, ma abbiamo anche il dovere di dire che la crescita continua degli utili a tutti i costi (e dei dividendi per gli azionisti e per gli amministratori) oltre a non essere sempre possibile, non può essere socialmente accettabile.

Siamo sicuri che anche la direzione della B.P.U. non condivida questi metodi, però vorremmo che i signori che si credono i mastini del credito o i samurai della finanza, fossero richiamati ad un comportamento più confacente al ruolo che ricoprono.

Il rischio che corriamo è quello sì di raggiungere brillanti risultati, ma in un clima aziendale in vivibile.
L’intervento è andato benissimo: il paziente è morto; è questo che vogliono i nostri manager?

Ludovico Reverberi, Segretario generale Fisac CGIL di Varese

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