Strada e velocità: pericoloso trasgredire
11 Dicembre 2006
Egregio Direttore,
in relazione alla lettera del signor Raniero Col, pubblicata domenica 10 dicembre, a proposito del problematico rispetto dei limiti di velocità sulle strade del nostro territorio, vorrei integrare con alcune semplici riflessioni le osservazioni ivi contenute.
In particolare mi sembra corretta e meritevole di attenzione la considerazione relativa al senso di ingiustizia che viene spesso percepito dall’automobilista multato per eccesso di velocità: palese segnale del fallimento di un sistema culturale che tenta di fare del valore del rispetto delle regole un cardine del suo esistere. Le regole in questo contesto infatti vengono percepite per lo più come irragionevoli, per cui l’individuo si sente legittimato a violarle, auto-assolvendosi facilmente da eventuali colpe e percependo il suo ruolo di ‘trasgressore’ come non soggetto alla disapprovazione pubblica.
Questo modo di porsi nei confronti della regola, come fa giustamente notare il signor Col, è davvero un atteggiamento pericoloso per la sicurezza stradale.
Rispetto però all’analisi di possibili cause e soprattutto rispetto alle soluzioni più opportune e pragmaticamente percorribili, il mio parere diverge in maniera sostanziale fino ad assumere un punto di vista quasi diametralmente opposto.
Il punto infatti non è se i limiti di velocità imposti siano eccessivamente bassi (cosa che effettivamente alle volte è, basti pensare alla facile imperizia con la quale vengono stabiliti e collocati i limiti di 10 km/h nel caso di lavori stradali), ma se le strade siano adeguate strutturalmente rispetto al limite che si ritiene opportuno far osservare. Quasi sempre infatti un limite di 50 km/h viene ritenuto irragionevole poiché si accompagna alla percezione senso-motoria di una strada che invita “automaticamente” a procedere a velocità più elevata. E la velocità è una delle più importanti concause implicate negli incidenti stradali.
L’impegno delle Amministrazioni, per quanto di loro competenza, dovrebbe dunque essere quello di ri-progettare strade sicure, che risultino più sicure perché più adeguate rispetto alla funzione di mobilità sicura che devono assolvere, più sicure perché strutturalmente in grado di indurre il mantenimento di una velocità appropriata e dunque capaci di garantire la sicurezza della cosiddetta utenza debole.
Naturalmente questa opinione è condivisibile solo nel momento in cui si vogliano considerare la diminuzione dell’incidentalità stradale (soprattutto di quella che comporta morti e feriti gravi), la sicurezza stradale in senso lato e la moderazione del traffico, degli obiettivi prioritari da perseguire. Non mi sembra il caso di soffermarmi ulteriormente sui motivi a favore della convinzione che queste siano effettivamente urgenti priorità per la nostra società civile; vorrei solo concludere ricordando che l’andamento della mortalità per incidente stradale nella nostra provincia non può certo essere considerato in questo senso incoraggiante.
Le regole, soprattutto quelle che tutelano la vita delle persone, devono essere davvero una cosa seria.
Cordiali saluti,



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