Sui muri di Varese non tolleriamo nessuna svastica
30 Gennaio 2007
Egregio direttore,
Alcuni mesi fa, successivamente allo svolgimento della “street parade”, si levarono alte grida per la comparsa di alcune scritte: vi furono dichiarazioni e furono presentati documenti in circoscrizione, vi fu qualcuno che ne ricavò occasione di protagonismo e visibilità.
Per arricchire la discussione, chi intervenne in quell’occasione avrebbe potuto leggersi il risultato di un’indagine del 2004, di Eurispes e Telefono Azzurro, svolta su un campione di 5.170 adolescenti dai 12 ai 19 anni, da cui emerse come il 76% del campione fosse favorevole ai graffiti. Infatti il 24% degli intervistati riteneva il graffito un modo di esprimere le proprie opinioni e il 7,8% lo preferiva ai manifesti pubblicitari. Il 60% dei ragazzi riteneva che fosse abbastanza lecito dipingere su un muro, riconoscendo al graffito una funzione di abbellimento delle città altrimenti anonime o abbandonate a se stesse. Dati discutibili, ma dati da cui la vicedirettrice dell’Eurispes, E. Santoni, trasse la conclusione che questo fosse «il segnale di un bisogno di riconoscimento, di conferma dell’esserci nel mondo, una richiesta d’attenzione e, nello stesso tempo, di rifiuto delle modalità espressive tradizionali e l’affermazione di un linguaggio su un altro».
Si tratta di un’opinione certo, non necessariamente sempre condivisibile, dovendosi anche fare distinzione fra graffito e graffito, ma dato il collegamento fra scritte e fatti, la riflessione poteva anche servire ad uscire dai luoghi comuni della propaganda d’occasione.
Personalmente, forse perché sono passati almeno trent’anni da che ho usato una bomboletta per scrivere su un muro, oggi ritengo inutile a fini di comunicazione sociale e/o politica la maggior parte delle scritte che capita di leggere, e quindi il mio invito é di lasciar perdere questa forma di “comunicazione”.
Non posso tuttavia non notare come la stessa reazione indignata non si sia avuta quando sullo stesso muro le scritte sono state corrette con altre e con l’abbondante uso di svastiche o con il numero 88. Per chi non lo sapesse, l’8 indica l’ottava lettera dell’alfabeto, la H e quindi 88 é il camuffamento di HH, ossia Heil Hitler.
Possiamo discutere se fosse non dico lecito o educato, ma solamente utile, scrivere su quel muro, ma non possiamo considerare indifferente che si disegni un lampo in un cerchio o che si disegni una svastica.
Chi considerasse la seconda al pari della prima, due scarabocchi da valutare allo stesso modo, dovrebbe vergognarsi e ripassarsi la storia del Novecento, leggere quanto fu fatto sotto l’egida di quel simbolo, magari mettersi a leggere su una panchina sotto la targa dedicata a Marrone. Analogamente si dovrebbe evitare la diatriba sul significato e le colpe dei simboli, magari per fare di tutta l’erba un “fascio”.
Sappiamo che simboli nati per esprimere rivendicazione di diritti ed ansia di liberazione sono stati usati per giustificare repressioni, ma questo nulla toglie al significato che vi attribuisce chi oggi ad essi fa ancora riferimento, partendo dal loro significato originario e criticando, non da oggi, gli errori o gli orrori che ne hanno negato i postulati.
Diverso il caso di simboli inalberati come effigie da parte di movimenti nati per reprimere, opprimere e privare di diritti e dignità, simboli che rappresentano adesione ad ideologie reazionarie e razziste che si sono realizzate in piena coerenza con la loro ispirazione di fondo e che vengono espresse ancora oggi da chi li traccia su un muro o li ostenta in altre fogge.
Per questo, in forma pubblica, chiedo che l’Amministrazione comunale faccia stendere una mano di bianco, su quello e su altri muri, non tanto e non solo per fare pulizia delle “scritte”, ma perché non dovremmo tollerare alcuna svastica sui muri della nostra città né altrove, perché quello che quel simbolo rappresenta non può esserci indifferente, come non può continuare ad esserci indifferente che qualcuno ancora lo tracci identificandosi in esso.



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