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Tolleranza, una sfida per la convivenza

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16 Aprile 2005

Egregio direttore,
davvero interessante la serata di presentazione del libro “Intolleranze” organizzata dai Democratici di Sinistra di Gallarate in prossimità della celebrazione del 25 aprile.
Il volumetto scritto da Enzo Laforgia e Michele Mancino è la cronaca di fatti di “ordinaria” intolleranza verso il diverso da sè che ha vista triste protagonista la nostra provincia.
Episodi a volte tragici come l’assassinio di Ion Cazacu arso vivo dal suo datore di lavoro a fatti di impatto meno traumatico ma non per questo meno violenti e sconvolgenti come la comparsa di scritte oltraggiose e atti vandalici comparsi sui muri delle nostre città, nelle sedi di partito, di alcune associazioni, nel corso di avvenimenti sportivi.
Colpisce che una provincia ricca economicamente come la nostra sia cosi’ povera di cultura, cosi’ poco attrezzata alla fratellanza e cosi’ poco incline al riconoscimento dell’ altro.
Bene Laforgia parla della difesa di una presunta identità considerata a torto come statica, immune da mutamenti e “contaminazioni” dimenticando che l’identità di ciascuno di noi è in divenire continuo e passa attraverso percorsi condivisi , contatti, scambi, confronti, ” contaminazioni” appunto.
Cosi’ come la cultura di un popolo e di un Paese è fatta da un dare e un ricevere, da un interscambio di comunicazioni e esperienze in una incessante cessione di parti di sè e di arricchimento di qualcosa dell’altro.
Si è discusso del ruolo della stampa, dei mezzi di informazione, della responsabilità di chi opera nel settore, del messaggio che dalle righe dei quotidiani dovrebbe sviluppare la parte positiva e ” accogliente” dell’uomo e contrastare la tendenza egoista e primordiale della pretesa di garanzia di eccessiva tutela del sè e del proprio.
Importante dunque il ruolo che le Istituzioni in primis sappiano svolgere per promuovere la fratellanza; non sempre e non solo le nostre realtà sono ingovernate per l’incompetenza di chi detiene il potere e quindi ha la possibilità di operare in questa direzione, ma ancor più risulta evidente che a prevalere è il tornaconto, è la strumentalizzazione dei fenomeni, la volontà di dividere, separare, mettere l’uno contro l’altro illudendoci di poter superare l’atavica e naturale paura del diverso chiudendoci nel nostro territorio, ripiegandoci nei luoghi comuni, arroccandoci nelle regole strette e anguste di una comunità che vivacchia del proprio senza lasciarsi permeare dai valori positivi che l’alterità reca in sè.
Resta la domanda su come ognuno di noi forte di queste convinzioni possa contribuire alla sfida a cui le nostre comunità sono chiamate; la sfida della convivenza nell’ovvio rispetto della legge e nell’altrettanto ovvio e doveroso riconoscimento dell’altro affinchè a prevalere sia la forza della ragione a discapito dell’istinto di sopravvivenza ancestrale dell’uomo e la risposta non può essere che una chiara e precisa assunzione di responsabilità del valore supremo della fratellanza che deve governare il nostro pianeta pena la distruzione della stessa civiltà.

Roberta Lattuada

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