Ucraina, una solidarietà partorita dall’odio
30 Marzo 2022
La condanna della guerra e la solidarietà nei confronti di tutti gli ucraini che scappano dalle bombe é fuori discussione.
Fatta questa doverosa premessa, c’è da chiedersi da dove viene tutta questa solidarietà da parte di alcuni Paesi, Polonia e Ungheria in testa, che sino a 30 giorni fa erano i paladini più incalliti del totale respingimento di altri rifugiati, quelli che venivano dalla Siria o dall’Afghanistan, in un atteggiamento razzista e xenofobo, con la costruzione di muri e fili spinati lasciando donne a bambini morire di fame e di freddo. Quei rifugiati oggi sono scomparsi. Qualche domanda forse si deve avere il coraggio di farla.
La prima cosa che va ricordata che tutti questi paesi della ex Unione Sovietica hanno aderito alla Unione Europea, non tanto per ideali di libertà e democrazia ma attirati dal consumismo occidentale, cioè dal dio mercato, portandosi al tempo stesso tutto il loro odio contro l’Urss oggi diventata Russia. Polonia e Ungheria non hanno mutato il loro atteggiamento rispetto a prima. Se prima respingevano gli immigrati per odio, oggi accolgono gli ucraini per lo stesso odio ma contro i russi. E’ quindi una solidarietà malata da tanto odio, certo in parte comprensibili ma molto pericolosa per il futuro della nostre Europa e della stessa umanità. Sino a quando dovremo convivere con l’ideologia di una Europa Unita che odia il nostro vicino di casa più importante, cioè i russi?
Un odio che oggi sta prendendo piede in tutti i Paesi europei, con i vari capi di Stato che hanno già indossato l’elmetto, si agitano, vogliono mandare armi all’Ucraina e così si allungano i tempi della guerra e si allontana la Pace, si stanziano miliardi di euro per aumentare le spese militari, non per fare la pace. Dall’altra parte dell’oceano qualcuno sta festeggiando l’aumento delle spese militari, arricchendosi sul sangue innocente di bambini, donne e anziani, così alimentato. Certo, Putin sarà anche un pazzo, ma gli altri o sono incapaci oppure sanno che dalla guerra in Ucraina qualcuno ci guadagnerà miliardi su miliardi.
Anche le sanzioni economiche vanno contestate: che responsabilità hanno i popoli della Russia e della Bielorussia se sono governati da due dittatori, portati alla follia dai troppi anni di potere, se non quello di buttare benzina sull’odio. Se si è arrivati alla guerra, una grande parte della responsabilità ce l’hanno tutti i paesi occidentali che sono stati incapaci o non hanno voluto prendere in considerazione le esigenze di sicurezza della Russia e per tre mesi hanno trattato senza trattare. Sta quindi all’America e quindi a Joe Biden incontrare Putin e fermare la guerra e non fare il semplice spettatore nell’attesa che passi il cadavere dell’Europa distrutta della guerra Usa-Russia.
Nessuno sa come finirà questa tragedia ma riascoltando ora le parole di Giulietto Chiesa, un grande giornalista scomparso due anni or sono, dichiarare a chiare lettere nell’aprile del 2015 che in Ucraina era scoppiata, dopo il colpo di stato del 2014 finanziato dagli Usa, la 3° guerra Mondiale, c’è da aver paura. Una guerra che in otto anni aveva già provocato 14.000 morti, con un’Europa come al solito distratta, assente nonostante avesse sottoscritto il protocollo di pace di Minsk nel 2014.
E come non ricordare le stesse parole dell’allora senatore Joe Biden che nel 1997 metteva in guardia tutto l’Occidente del pericolo di tirare troppo la corda contro la Russia con tutti i Paesi che dopo la caduta del muro di Berlino avevano aderito alla Nato: Lettonia, Estonia, Lituania, Polonia, Romania, Bulgaria ecc.
E perché in questo frangente di crisi, per esempio l’Italia non ha aderito nei mesi precedenti al trattato internazionale alla campagna “Italia Ripensaci” restituendo al legittimo proprietario le testate nucleari presenti nel nostro Paese, come segno di distensione nei confronti della Russia? Quante cose si potevano fare per non far scoppiare la guerra, per esempio costituendo anche nel nostro ordinamento il ministero della Pace e non solo quello della Guerra, chiamato eufemisticamente della Difesa?
Sulla liceità di inviare nuove armi in Ucraina, oggi Papa Francesco è stato chiaro: “Le armi non sono la soluzione del problema. La soluzione è lavorare insieme per la pace, non per fare la guerra”. Sembra che siano riecheggiate le parole profetiche di don Primo Mazzolari: “Chi pensa di difendere la libertà con la guerra, si troverà con un mondo senza nessuna libertà”.
Se si vuole veramente far finire la guerra, oggi l’unica possibilità è che il presidente americano si incontri con Putin, perché sono loro che con le loro folli ambizioni geopolitiche mondiali di dominio hanno iniziato la terza guerra mondiale. Se non lo fa si assume tutte le responsabilità di fronte alla storia di aver pensato ai suoi interessi di bottega, vendere armi, piuttosto che salvare l’intera umanità dal baratro della guerra nucleare. Ma Biden, venuto i questi giorni in Europa non è venuto per portare ace, anzi ha fatto il piazzista per vendere le sue armi, il petrolio e il gas americano, gettando più benzina possibile sul fuoco, sperando che la guerra duri il più a lungo possibile per mettere in ginocchio la Russia, per la loro eterna ossessione di vederla sempre come il loro nemico da abbattere. Titolava ieri l’Avvenire a carattere cubitali: “I Grandi non fanno pace”ma anche questo non è vero. I grandi non vogliono la pace, questa è la verità. Peccato che Zelenski non lo abbia ancora capito, accettando che l’Ucraina diventasse suo malgrado l’agnello sacrificale dello scontro tra la due superpotenze.
Don Lorenzo Milani era stato chiaro: per un cristiano di fronte la guerra c’è una unica scelta, la disobbedienza e l’obiezione di coscienza. Per noi poveri credenti che sogniamo sempre la pace, non resta che pregare, pregare e poi ancora pregare, nelle intenzioni di Papa Francesco perché finiscano al più presto la guerra e l’odio che l’ha generata. Far cessare la guerra senza far cessare l’odio è un’operazione inutile, perché prima poi l’odio ritornerà con tutte le sue bombe, compreso il pericolo dell’uso della bomba atomica.
Emilio Vanoni – Induno Olona 28 marzo



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