Un altra volta “si poteva evitare”
18 Settembre 2022
Gentile Direttore,
ogni anno si ripete in modo rabbioso la solita affermazione “si poteva evitare”. Chissà quante volte anche nei prossimi anni risentiremo queste parole trite e ritrite, consumate nell’indifferenza e nella mancanza cronica di risposte efficaci. Infatti, mentre nelle Marche si piangono le numerose vittime di questa ennesima tragedia, la storia degli ultimi decenni sembra non aver sortito alcun effetto e non aver insegnato nulla.
Eppure, dal 2010 ad oggi, si sono registrate ben oltre 500 alluvioni, non dico 2 o 3, con oltre 150 morti, con 132 eventi climatici estremi solo nell’anno corrente, pertanto un numero decisamente più alto della media dell’ultimo decennio, con tutta la violenta distruzione che ne è conseguita.
Mi ha colpito leggere, in relazione alla recentissima alluvione delle Marche che, nonostante le numerose esondazioni del fiume Misa, un progetto risalente a 40 anni fa e che definì già allora lo stanziamento di oltre 4 miliardi di lire per la realizzazione di una vasca di espansione e di convoglio delle acque non sia mai stato realizzato.
Di che cosa parliamo quindi? Ci si appella sempre ai soliti discorsi, alla fragilità del territorio italiano, al problema del dissesto idrogeologico, alle parole di circostanza e ai proclami dei soliti politici e poi…cosa si fa concretamente? Intanto le case, frutto del lavoro e dei sacrifici di un’intera esistenza, le attività commerciali magari faticosamente avviate e già duramente provate da pandemie anche economiche, vengono spazzate via per sempre nel giro di pochi minuti. Ma soprattutto troppe vite umane vengono cancellate responsabilmente dall’incuria umana. Uomini e donne sopravvissuti, private dei loro affetti, che, supportate esclusivamente dalla sincera solidarietà e dalla commozione dell’intero popolo italiano, probabilmente, non troveranno poi una reale giustizia . Ma chi ha pagato in passato, chi paga e chi pagherà in futuro, e secondo un’equa misura, per tutti questi accadimenti?
A proposito, e lo conosciamo tutti, lo studiamo e lo insegnano ai nostri ragazzi, l’articolo 9 della Costituzione, che tutelerebbe prioritariamente la cura del paesaggio naturale. Sarebbe, insomma, un obbligo costituzionalmente sancito, rientrante a pieno titolo nelle premesse fondamentali della nostra Carta.
Mah…
Claudio Riccadonna



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